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La versione di Jean – Storia del campo di Lungo Stura Lazio, Torino

Storia del campo di Lungo Stura Lazio, Torino, 2000-2018

Questa mappa mostra dall’alto un luogo che non esiste più: il campo di Lungo Stura Lazio, la Barcaiola, il Platz, nella zona nord di Torino. Uno spazio abitato per circa 15 anni da duemila persone originarie della Romania. Nel campo vivevano persone e famiglie povere e immigrate, rom e non rom, che non potevano pagare un affitto e che vivevano in baracche autocostruite con materiali di recupero.

Abbiamo deciso di disegnare la mappa di un luogo che non esiste più per ricordare la storia dei suoi abitanti. La mappa è disseminata di contributi audiovisuali e scegliendo cosa guardare o ascoltare si possono scoprire storie, persone, spazi e avvenimenti che hanno riguardato quel luogo e le persone che hanno vissuto a lungo in quel campo.

La versione di Jean

La Cronologia

I video

I termini

Chi siamo

Vorremmo che questo sito diventasse un luogo della memoria per chi ha vissuto in Lungo Stura Lazio e ha cercato di resistere agli sgomberi forzati e alla distruzione del campo. Allo stesso tempo speriamo che il sito e la mappa disegnata possano diventare un percorso di scoperta per chi non ha mai conosciuto quella realtà, per chi non è mai entrato in Lungo Stura, sospendendo per un momento tutti i pregiudizi, luoghi comuni e stereotipi che strutturalmente definiscono e stigmatizzano le popolazioni rom e i campi ghetto in cui sono costrette a vivere, in particolare in Italia.
Per questo motivo ci interessa far capire a chi vuole entrare in questa storia che sono gli stessi autori e protagonisti dei contributi qui presentati che con dignità hanno deciso di registrare vari momenti di vita nel campo affrontando situazioni durissime di violenza e di scontro così come altre di festa e condivisione.

È una storia grande e importante e per questo vogliamo condividerla.

Questa storia è raccontata attraverso immagini, suoni e documenti raccolti da Jean Diaconescu, che ha vissuto per anni in quel campo, e da altri abitanti di Lungo Stura. Questo archivio girato dall’interno, dalla gente del campo, si intreccia con i materiali girati da due persone esterne che non vivevano nel campo, Manuela Cencetti e Stella Iannitto, legate a quel luogo e ai suoi abitanti da vincoli di affetto e solidarietà. A partire dal 2012 avevano realizzato dei laboratori di formazione audiovisuale in due campi di Via Germagnano e avevano già conosciuto il campo di Lungo Stura.
Vogliamo specificare che questo lavoro è un progetto creativo di condivisione di materiali, testimonianze e contenuti e che in nessun modo parla a nome degli abitanti di Lungo Stura Lazio o della popolazione rom.

La narrazione ufficiale sullo sgombero forzato e la distruzione di un campo rom è nota da sempre.

È rimasta invece inascoltata e inaccessibile la versione di Jean e delle altre persone che hanno vissuto e resistito in quel luogo per tanto tempo.

Jean, che ha raccolto la maggior parte dell’archivio mettendo insieme i suoi filmati e quelli di altri abitanti del campo, vuole chiarire alcuni punti come premessa di questo lavoro:

“Non sono rom, sono molto legato alla gente rom, voglio che esca fuori un po’ di verità rispetto a tutto quello che è successo e a come vengono trattate le persone che vivono nei campi.”

Da qui La versione di Jean, e anche quella di altri e di altre che risulta decisamente differente dalle narrazioni prodotte in questi anni dal Comune di Torino, dai suoi funzionari, dalla stampa e dalle televisioni locali, dalla questura, dalla polizia municipale, da cooperative e associazioni che hanno realizzato il progetto “La città possibile” e da tutta una vasta umanità di operatori sociali, ricercatori e ricercatrici dell’accademia esperti di popolazione “rom” così come artisti opportunisti che per lungo tempo hanno tessuto le lodi di un’operazione di razzismo differenzialista.

Dalla metà degli anni ’90 iniziano a giungere a Torino molte persone provenienti dalla Romania che decidono di emigrare. Secondo alcuni abitanti del campo il primo insediamento informale di Lungo Stura Lazio risale all’anno 2000 ma è a partire dal 2002 che aumentano le presenze, quando l’entrata in vigore dell’Area Schengen garantisce, in teoria, la libera circolazione delle persone tra i paesi dell’Unione Europea.

Cronologia del campo di Lungo Stura Lazio

  • 2000 - 2002
    Si forma l’insediamento “informale” di Lungo Stura Lazio, periferia nord di Torino.

    LeggiInizia la vita del primo insediamento informale di Lungo Stura Lazio, a Torino, cresciuto nell’arco di 15 anni e che arriva ad essere abitato da circa 2000 persone classificate da un punto di vista “etnico” come rom ma composto in buona parte anche da persone povere, provenienti dalla Romania, che non potevano avere accesso al mercato privato degli affitti. Il Comune e la Questura di Torino nel corso degli anni hanno sempre dichiarato un numero inferiore di abitanti.
  • 15 aprile 2004
    Primo sgombero forzato contro gli abitanti di Lungo Stura Lazio. La polizia distrugge le baracche di circa 90 rom romeni e tutti i loro beni personali.

    Leggi “On April 15, 2004, a group of approximately 90 Romanian Roma, 70 of whom had applied for asylum and about 20 of whom had not, were evicted from the shacks they had been living in by the river in the northern Italian city of Turin, according to Ms Carlotta Saletti Salza, an activist working with Roma in Turin.71 According to Ms Saletti Salza, police destroyed the shacks in which the Roma had been living, along with all of their personal possessions. Twenty Roma without any legal papers to be in Italy were expelled following the eviction. One Romani woman was reportedly “invited” to go back to Romania because she had not legalised her stay in Italy. She did not go, but, according to Ms Saletti Salza, the authorities took her child into state custody. The 70 Roma who had applied for asylum occupied Turin’s Immigration Office for two days following the eviction. At this time, a number of vans arrived to move them to an empty school, where they were to live temporarily. Thirty-six people were moved to the school, but the remaining 24, afraid to get into the vans, left the office. After the 36 Roma arrived at the school, local residents protested in front of the school, so a temporary camp with only three large tents was opened in a field for those who had occupied the Immigration Office. Ms Saletti Salza stated that the 24 Roma who fled the Immigration Office have asked to be housed at the camp but the Immigration Office refused. Mr Alfredo Ingino, Coordinator of Nomad Camps for the Municipality of Turin, informed the ERRC that the group, which included a number of children, had returned to the river and rebuilt their shacks.72 Immigration officials reportedly now visit the camp twice per day in an attempt to control the number of people living in the camp and have announced that if the camp grows at all, they will close it. The Roma have also been told that they will not likely receive asylum, according to Ms Salleti Salza. On April 27, 2004, the ERRC visited the camp, which had only three portable toilets and one small water container that was reportedly filled only once per week. There was no electricity or other source of water available. None of the Romani residents were present.”
    Questo episodio viene riportato nel report del 2004 del “Centro europeo per i diritti dei rom contro l'Italia” redatto dal EUROPEAN ROMA RIGHTS CENTER. (Collective Complaint by the European Roma Rights Center against Italy, EUROPEAN ROMA RIGHTS CENTER, 18 june 2004)Collective Complaint by the European Roma Rights Center against Italy, EUROPEAN ROMA RIGHTS CENTER, 18 june 2004, link al documento collettivo : "https://rm.coe.int/no-27-2004-european-roma-rights-center-errc-v-italy-case-document-no-1/1680740851" https://rm.coe.int/no-27-2004-european-roma-rights-center-errc-v-italy-case-document-no-1/1680740851
  • 2012
    Nasce la nuova chiesa di culto pentecostale

    Leggi Viene costruita dagli abitanti di Lungo Stura Lazio la nuova chiesa di culto pentecostale con il contributo delle persone credenti che risiedono nel campo. Prima di questa ne esisteva già una più piccola. La nuova chiesa viene costruita con materiali nuovi comprati grazie allo sforzo della comunità di persone credenti. Nel momento dello sgombero e della distruzione completa del campo il Comune promise inizialmente di non distruggerla e di lasciare il tempo di smontarla e ricollocarla altrove ma appena il campo venne svuotato totalmente con la forza anche la chiesa venne rasa al suolo con il resto delle baracche.
  • Dicembre 2012
    Delibera della Giunta Comunale con cui viene approvata la Convenzione tra Prefettura e Città di Torino e la parallela istituzione del Comitato di Indirizzo.

    Leggi In questo modo viene sancita la destinazione delle somme accreditate dal Ministero dell’Interno sulla contabilità speciale di competenza, pari ad Euro 5.193.167,26. Approvazione della Convenzione tra Prefettura e Città di Torino e la parallela istituzione del Comitato di Indirizzo, con cui viene sancita la destinazione delle somme accreditate dal Ministero dell’Interno sulla contabilità speciale di competenza, pari ad Euro 5.193.167,26 (somme originariamente stanziate nel 2009 dall'allora Ministro dell'Interno Maroni attraverso la dichiarazione di “stato di emergenza” in relazione agli insediamenti di comunità nomadi anche nel territorio della Regione Piemonte, poi annullata dal Consiglio di Stato nel 2011).Link alla deliberazione della Giunta Comunale, 18 dicembre 2012, numero 2012 07751/019, “APPROVAZIONE CONVENZIONE TRA PREFETTURA E CITTA` EISTITUZIONE COMITATO DI INDIRIZZO: INIZIATIVE PROGETTUALI VOLTE AL SUPERAMENTO DELLE CRITICITÀ RELATIVE AGLI INSEDIAMENTI, AUTORIZZATI E NON, DI COMUNITÀ NOMADI SUL TERRITORIO CITTADINO, A VALERE SU FONDI DEL MINISTERO DELL`INTERNO” "http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2012/2012_07751.pdf" DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 21 maggio 2008, “Dichiarazione dello stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunita' nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia.” (GU Serie Generale n.122 del 26-05-2008) https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2008-05-26&atto.codiceRedazionale=08A03712&elenco30giorni=false In seguito, 16 novembre 2011, il Consiglio di Stato con sentenza n. 6050 statuisce “l’illegittimità del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2008”. https://www.meltingpot.org/IMG/pdf/consiglio_stato_sent_6050_2011.pdf Sito ASGI in merito alla sentenza del Consiglio di Stato: https://www.asgi.it/banca-dati/consiglio-di-stato-sezione-quarta-sentenza-del-4-novembre-2011-n-6050-dd-del-16-novembre-2011/
  • 2013
    Il Comune fa chiudere la fontanella di acqua potabile più importante per gli abitanti del campo vicino al ponte di Strada Settimo.

    LeggiDa quel momento gli abitanti del campo sono costretti ad andare più lontano per riempire d’acqua bottiglie e contenitori necessari per le attività di ogni giorno. Si va a piedi oppure in bicicletta, legando pesanti contenitori nella parte posteriore delle bici. L’acqua è necessaria per bere, cucinare, lavare. Per tantissime azioni della vita quotidiana. Da parte delle autorità e forze dell’ordine iniziano già le minacce di sgombero e i fogli di via diventano la principale strategia per colpire gli abitanti di Lungo Stura Lazio. Molti di loro, di fatto, iniziano ad “autosgomberarsi” da soli stanchi delle continue retate, dei verbali di polizia per qualsiasi ragione, di fogli di allontanamento dall’Italia, cercando altri luoghi in cui poter vivere. Corrispondenza radio: https://radioblackout.org/2013/02/campo-rom-di-lungo-stura-lazio-a-torino-controlli-e-minacce-di-sgombero
  • Gennaio – Febbraio 2013
    Riunioni del Comitato di Indirizzo del progetto, incaricato di elaborare le linee guida de “La città possibile”

    LeggiIl Comitato di Indirizzo (oltre agli Assessori coinvolti e le relative strutture tecniche) viene definito nelle sue mansioni e risulta composto da integranti delle seguenti istituzioni: - Regione Piemonte - Provincia di Torino - un rappresentante di altra confessione eventualmente presente negli insediamenti; - un rappresentante dei Presidenti di Circoscrizione - Diocesi - Padri ortodossi - Compagnia di San Paolo - Università Il Comitato si insedia il 9 gennaio e realizza in tutto sette incontri fino al 27 febbraio 2013. Si legge nei documenti che nel corso di questi sette incontri vengono individuate, analizzate e condivise le “caratteristiche e le criticità” attribuite alle “comunità Rom” che vivono a Torino. Allo stesso tempo vengono definite le linee guida utili alla formulazione del progetto “La città possibile”. Nessuna persona residente nei campi più volte menzionati negli atti pubblici e delibere è mai stata invitata o interpellata dal Comitato. Il Comitato di Indirizzo in cambio ha lavorato con Assessori, personale tecnico, enti e istituzioni varie, laiche e religiose. Da osservare che la convenzione precedente, pochi mesi prima (dicembre 2012) specificava già in modo molto chiaro che gli interventi previsti con lo sblocco dei fondi ministeriali (5.193.167,26 di euro) avrebbero riguardato non solo l’insediamento “informale” di Lungo Stura Lazio ma anche altri campi “autorizzati” o “spontanei”, come viene classificato quello di Corso Tazzoli: [...] La convenzione definiva inoltre in premessa l’ambito di intervento delle iniziative progettuali indicando che: “complessivamente, gli aspetti più critici, già emersi nel periodo della gestione commissariale, sono costituiti dagli insediamenti nella città di Torino in Lungo Stura Lazio e via Germagnano, nella periferia nord, e da quello di Strada del Portone (ora Corso Tazzoli) nella periferia sud” e che “già nel recente passato la Città di Torino ha realizzato uno studio di fattibilità concernente un intervento da realizzarsi in Strada Aeroporto”. [...] http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2013/2013_01849.pdf Il campo di Corso Tazzoli, “tollerato” come quello di Lungo Stura Lazio per almeno 13 anni, viene sgomberato all’improvviso il 5 giugno 2018 in seguito ad un piccolo incendio che si era sviluppato all’interno del campo il giorno prima e che era stato subito domato. Un incidente non grave che diventa il pretesto perfetto per dare il via al primo sgombero della neo eletta sindaca Appendino e della nuova giunta comunale questa volta a targa 5 stelle. Il Comune aveva investito negli anni precedenti una parte dei fondi ministeriali nell’ambito del progetto “La città possibile” per “la messa in sicurezza” dell’area, fornendo al campo di Corso Tazzoli alcuni bagni e tutti i bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti oltre a punti di accesso per l’acqua potabile. [...] predisposizione di illuminazione pubblica dell’Area - anche ai fini di una maggiore sicurezza -, allestimento di servizi igienici pubblici, attivazione di alcune fontane), con relativa messa in sicurezza, consentendo anche in questo caso eventuali iniziative in auto-costruzione [...] "http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2013/2013_01849.pdf" Per le istituzioni comunali con lo sgombero dettato da urgenti motivi di “sicurezza” si risolve anche il problema di sapere che in quel campo, così come in altri insediamenti presenti in città, esistano casi di apolidia causati da decenni di nomadismo forzato. [...] Nello specifico, le suddette criticità riguardano sia l’area sosta autorizzata di Strada dell’Aeroporto, per la quale la Città nel recente passato ha effettuato uno studio di fattibilità di interventi strutturali, sia gli insediamenti presenti nelle aree di Lungo Stura Lazio e via Germagnano (nella periferia nord) e di corso Tazzoli (nella periferia sud), questi ultimi anche in relazione alla eterogeneità dei gruppi coinvolti, alcuni dei quali in condizione di apolidia. [...]Link alle delibere e comunicati stamapa della Città di Torino: http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2012/2012_07751.pdf http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2013/2013_01849.pdf http://www.comune.torino.it/ucstampa/2018/article_445.shtml http://www.comune.torino.it/ucstampa/2018/article_451.shtml
  • Aprile 2013
    Delibera della Giunta Comunale con cui vengono approvate le linee progettuali individuate dal Comitato di Indirizzo e viene dato mandato di emanare i bandi, incluso l'appalto per la realizzazione del progetto “La città possibile – Iniziative a favore della popolazione ROM”

    LeggiNel documento di delibera si fa anche riferimento al ruolo delle forze dell’ordine e in particolare della Croce Rossa nella’area di Lungo Stura Lazio al fine di impedire che le persone rimangano nella zona o giungano nuovi abitanti, un’azione che si intende non repressiva ma di caratttere “umanitario” : [...]Pertanto, alla luce delle risorse disponibili, è stata individuata come priorità su cui intervenire la situazione di Lungo Stura Lazio in quanto sito a maggiore rischio idrogeologico, igienico e sanitario e, in generale, sotto il profilo della qualità di vita dell’intera zona. Si sono delineate alcune soluzioni di intervento fra loro interconnesse, indicando la questione del ripristino della legalità a tutela delle stesse popolazioni Rom, nonché a tutela del lavoro degli operatori, quale denominatore comune dei principali insediamenti e condizione preliminare alla realizzazione di ogni successiva azione progettuale. La questione pone la ferma richiesta di attivazione di un presidio stabile nel quadro di un’azione congiunta interforze con le Forze dell’Ordine, non repressiva ma di carattere umanitario e pertanto integrata - se necessario - anche dalle associazioni di volontariato e dalla Croce Rossa che da anni collaborano con la Città per affrontare le emergenze legate alle nuove povertà. Ciò, anche al fine di evitare nuovi incrementi numerici e nuovi insediamenti nella fase preliminare e durante lo svuotamento graduale delle presenze, oltre che per impedire scarichi di nuovi rifiuti e/o attività illecite. [...] Si specifica questo passaggio per spiegare la quantità di fondi del progetto “La città possibile” destinati alla sola Croce Rossa (461.282,00 euro), il cui “presidio stabile” (nei fatti di controllo permanente e denuncia alle forze dell’ordine di eventuali resistenze o nuove occupazioni all’interno del campo) non è stato sempre compreso dagli abitanti sotto sgombero che, senza residenza e senza tessera sanitaria, a volte si rivolgevano al personale della Croce Rossa chiedendo farmaci o un consulto medico. Link alla delibera: http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2013/2013_01849.pdf
  • Agosto - Dicembre 2013
    Determinazioni dirigenziali Città di Torino dei Lotti 1,2 e 3 per la “GESTIONE DI INIZIATIVE A FAVORE DELLA POPOLAZIONE ROM”

    LeggiTra novembre e dicembre 2013 la Città di Torino affida il finanziamento di 5.193.167,26 Euro, ottenuto in seguito alla sottoscrizione di una convenzione tra la Città di Torino e la Prefettura, ad una cordata di cooperative e associazioni e alla Croce Rossa senza bando pubblico. I fondi provengono dai finanziamenti destinati all’ “Emergenza Nomadi” voluta nel 2008 dall'allora Ministro degli Interni Roberto Maroni, poi dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato. Nel 2013 la Città di Torino pubblica un bando di gara ed un capitolato speciale d'appalto “per la gestione di iniziative a favore della popolazione rom”(n. 84/2013). I fondi dell’ “emergenza nomadi” vengono affidati tramite due determine dirigenziali a: R.T.I. - Raggruppamento Temporaneo di Concorrenti – per quanto riguarda i LOTTI 1 e 2 composto da COOPERATIVA ANIMAZIONE VALDOCCO (capogruppo), LIBERITUTTI S.C.S. ONLUS, STRANAIDEA S.C.S. IMPRESA SOCIALE ONLUS, ASSOCIAZIONE TERRA DEL FUOCO, A.I.Z.O. ASSOCIAZIONE ITALIANA ZINGARI OGGI ONLUS, CROCE ROSSA ITALIANA – COMITATO PROVINCIALE DI TORINO per un totale di euro 4.428.116,00 CROCE ROSSA ITALIANA – COMITATO PROVINCIALE DI TORINO per il LOTTO 3, di euro 461.282,00 (per la sola Croce Rossa)20 Agosto 2013 - Determina Del Comune di Torino “GESTIONE DI INIZIATIVE PROGETTUALI, COMPRESI INTERVENTI DI CARATTERE SOCIALE, A FAVORE DI COMUNITA' ROM SUL TERRITORIO CITTADINO. INDICENDA GARA MEDIANTE PROCEDURA APERTA. 01.11.2013 - 31.10.2015. SPESA EURO 4.428.116,00 IVA INCLUSA, A VALERE SU FINANZIAMENTO MINISTERIALE.” http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2013/2013_03926.pdf Lotti 1 e 2 http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2013/2013_06902.pdf Lotto 3 http://www.comune.torino.it/giunta_comune/intracom/htdocs/2013/2013_05931.pdf Bando di gara n° 84/2013 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/08/30/T13BFF14717/s5  
  • Maggio 2013
    Decreto di sequestro preventivo da parte del GIP (Procura di Torino) dell'area dove è sito il campo rom di Lungo Stura Lazio

    Leggi

    Per spiegare la narrazione della Procura di Torino sull’origine “umanitaria” di questo decreto (del maggio 2013) è necessario fare riferimento alle dichiarazioni del GIP Brogna riportate in un articolo de La Stampa a marzo 2015 quando Comune, Prefettura e Procura risultavano seriamente preoccupate per le sorti dello sgombero di Lungo Stura Lazio sospeso dalla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) per una serie di violazione dei diritti dei suoi abitanti rimasti senza alcuna alternativa abitativa.
    Nell’articolo citato – “Al campo nomadi si rischia una nuova occupazione. Dopo la sospensiva decisa dalla Corte di Strasburgo interviene la Procura” – ecco che il GIP Brogna cita “le preoccupazioni di carattere umanitario” per il campo rom di Lungo Stura Lazio la cui occupazione di fatto è stata “tollerata” per almeno 15 anni: malgrado le preoccupazioni l’area viene sequestrata solo quando i fondi del Ministero degli Interni (5.193.167,26 euro) sono sicuri. Prima nessuno aveva manifestato grandi preoccupazioni per una zona altamente alluvionale.
    E’ sufficiente osservare le date delle varie delibere e decreti di sequestro per capire come si sia cercato di tenere (apparentemente) separate le azioni di Procura e Questura da quelle di Comune e Prefettura:

    Dicembre 2012 viene approvata la convenzione tra Prefettura e Comune e viene istituito il Comitato di Indirizzo, proprio in questa delibera viene sancita la destinazione delle somme accreditate dal Ministero dell’Interno pari a 5.193.167,26 euro.
    Aprile 2013: delibera in cui vengono approvate le linee progettuali del Comitato di Indirizzo in mmodo da poter successivamente emanare i bandi, tra cui quello de “La città possibile”
    Maggio 2013 viene emanato il decreto di sequestro preventivo dell’area da parte del GIP

    In realtà risulta più che evidente che la disposizione di sequestro preventivo del terreno da parte del GIP rientra pienamente all'interno delle logiche del progetto“La città possibile” e garantisce in questo modo al Comune di Torino l’appoggio della forza pubblica in ogni fase progettuale, calendarizzando sgomberi forzati continui al fine di svuotare il campo entro i tempi previsti dal progetto.
    Link all’articolo de La Stamapa, 21 marzo 2015

    https://www.lastampa.it/topnews/edizioni-locali/torino/2015/03/21/news/al-campo-nomadi-si-rischia-una-nuova-occupazione-1.35286043

    Link all’analisi dettagliata dei documenti e dei tempi di sequestro dell’area - pagina Gattonero Gattorosso

    https://www.facebook.com/notes/742729282508617/?__tn__=HH-R

  • Fine 2013 - 2014
    Decreto di sequestro preventivo da parte del GIP (Procura di Torino) dell'area dove è sito il campo rom di Lungo Stura Lazio

    Leggi>Inizia il progetto “La città possibile– iniziative a favore della popolazione ROM” L’appalto viene affidato all'unica cordata che partecipa alla gara composta da sei associazioni e cooperative: Valdocco, Terra del Fuoco, AIZO (Associazione Italiana Zingari Oggi), Stranaidea, Liberitutti e Croce Rossa Italiana. Tale cordata si aggiudica 4.428.116,00 euro (del totale di 5.193.167,26) presentando il progetto “La città possibile – iniziative a favore della popolazione ROM”, avente lo scopo dichiarato di “realizzare percorsi efficaci di integrazione e di cittadinanza per circa 1300 persone di etnia ROM che abitano oggi nelle aree sosta autorizzate e non autorizzate della Città di Torino”. Queste iniziative si concentrano in particolare sul campo di Lungo Stura Lazio ma riguardano anche il campo di Corso Tazzoli (“spontaneo” e sgomberato senza motivo nel 2018), via Germagnano “informale” (attualmente sotto sgombero) e Strada Aeroporto. Il progetto “La città possibile” si sviluppa nell’arco di 24 mesi, tra novembre 2013 e dicembre 2015. <> (Dal documento di Appello per l’occupazione di Via Asti Est, novembre 2015). Nell’arco di due anni vengono spesi dalla cordata di associazioni e cooperative la maggior parte dei 4.428.116,00 euro assegnati. Al termine del progetto, su 1300 “beneficiari” iniziali che vivevano nel campo, 8 famiglie vivono in una casa con un “affitto direttamente intestato”. 33 persone “dispongono di un titolo di residenza all’interno delle allocazioni”. Questi dati, oltre ad altri risultati surreali del progetto rispetto al numero reale degli abitanti del campo, risultano sconvolgenti e offrono solamente una lontana idea di questa mega-operazione cosmetica che doveva far sparire i “rom” da Torino. La residenza non è mai stata concessa neppure alle poche famiglie che nel corso del progetto hanno potuto vivere in appartamento per pochi mesi fino ad un massimo di due anni. Materiale sul progetto “La città poobile” prodotte dalla coop. Valdocco, capofila della cordata di associazioni e cooperative: http://www.cav.lavaldocco.it/blog/340-esiti-del-progetto-la-citt%C3%A0-possibile.html https://www.diocesi.torino.it/vicariato/wp-content/uploads/sites/23/2017/07/La-Citt%C3%A0-possibile.pdf http://www.cav.lavaldocco.it/doc/bookcittapossibile.pdf Articoli, comunicati e corrispondenze radio: https://www.facebook.com/Gattonero-Gattorosso-718198011628411/ Come si "svuota un" campo rom Rom a Torino, demolite altre baracche La versione degli “altri” Video 1 Video 2 Video sul progetto in corso e parti del “capitolato” specifico del progetto “La città possibile” https://www.youtube.com/watch?v=NGmGecSMrWQ" \t "_blank
  • Fine maggio 2014
    Determina del Comune di Torino “SERVIZIO STRANIERI E NOMADI PROCEDURA APERTA N. 84/2013 - GESTIONE DI INIZIATIVE A FAVORE DELLA POPOLAZIONE ROM - LOTTI 1, 2, 3 - DICHIARAZIONE DI EFFICACIA DELL`AGGIUDICAZIONE.”

  • 2014
    Nasce “Gattonero Gattorosso” –assemblea antirazzista informale - solidale con gli abitanti del campo di Lungo Stura Lazio

    Leggi>Nel 2014 si forma l’assemblea antirazzista informale Gattonero Gattorosso solidale con gli abitanti di Lungo Stura Lazio e con le loro iniziative di lotta per il diritto all’abitare e di resistenza allo sgombero forzato del campo, la cui totale distruzione significa nessuna alternativa abitativa per la maggior parte degli abitanti. Gattonero Gattorosso segue le diverse azioni del progetto “La città possibile” in ogni sua fase cercando di rendere pubblico quanto accade in Lungo Stura Lazio per mano di istituzioni, forze dell’ordine, associazioni e cooperative. Contestualmente realizza con gli stessi abitanti del campo una serie di inchieste e resoconti su quello che succede a chi è rimasto nel campo senza alcuna alternativa abitativa, a chi è stato temporaneamente messo in una “casa” con affitti crescenti che arrivano in breve tempo a prezzo di mercato, a chi è all’interno di un housing sociale dove i “rom” vengono educati al vivere in alloggio e sono controllati dagli operatori secondo regole più simili a una caserma. Il collettivo diffonde inoltre alcuni comunicati redatti con l’assemblea degli abitanti di Lungo Stura Lazio e sostiene le inziative di chi è rimast* per strada, senza alcuna alternativa allo sgombero coatto e cioé i non “meritevoli”, di fatto la maggior parte della popolazione presente nel campo. Vengono documentate anche le sorti della piccola parte di “meritevoli”, inizialmente beneficiaria del progetto, già sotto sfratto dopo pochi mesi e costretta a tornare per strada dato che gli affitti, inizialmente calmierati perché integrati dai fondi del progetto, raggiungono in poco tempo i prezzi del mercato privato risultando insostenibili per la maggior parte dei nuclei fuorisciti dal campo, nuclei che avevano prima firmato i “patti di emersione”. Con il passare del tempo la maggior parte di queste persone, oltre a quelle tagliate fuori dal progetto fin dall’inizio, andranno a vivere nel campo “informale” di Via Germagnano.Link a comunicati, analisi, approfondimenti e corrispondenze radio dell’assemblea antirazzista informale Gattonero Gattorosso: https://www.facebook.com/Gattonero-Gattorosso-718198011628411/" https://www.facebook.com/Gattonero-Gattorosso-718198011628411/
  • Settembre 2014
    Comunicato stampa del Comune di Torino sull’ennesimo sgombero della polizia in Lungo Stura Lazio

    Leggi>Comunicato stampa del Comune di Torino sull’ennesimo sgombero della polizia in Lungo Stura Lazio, distruzione di baracche e l’allontanamento di 45 persone “che non avevano titolo o condizione giuridica per essere inserite in progetti di inclusione sociale”. http://www.comune.torino.it/ucstampa/2014/article_631.shtml
  • 26 febbraio 2015
    Sgombero forzato di circa 300 persone all’alba senza alcuna notifica né preavviso da parte di istituzioni e forze dell’ordine agli abitanti di Lungo Stura Lazio

    LeggiSgombero forzato di circa 300 persone all’alba senza alcuna notifica né preavviso da parte di istituzioni e forze dell’ordine agli abitanti di Lungo Stura LazioLo sgombero più grande e violento del 2015 con enorme spiegamento di agenti e di mezzi. Le ruspe, anche queste molto numerose, entrano nel campo e distruggono centinaia di baracche. In un giorno almeno 300 persone si ritrovano di colpo senza casa e senza nessuna alternativa abitativa. Le ruspe del Comune di Torino entrano nel campo e distruggono baracche e roulottes di centinaia di abitanti, senza dare il tempo di mettere in salvo le proprie cose e ai malati il tempo di recuperare le medicine. Chi viene sgomberato non ha alcuna alternativa abitativa se non la strada. Alcuni fuggono in altre zone della città, altri chiedono ospitalità a chi vive ancora nel campo. Tra le persone buttate in mezzo alla strada si contano 62 minori (molti dei quali a scuola in quel momento), 5 donne in stato di gravidanza, molti neonati, persone con disabilità, anziani, persone malate, persone con disagio mentale. Nel campo inoltre rimangono almeno altre 400 persone (la metà dei quali minori di età) che si trovano sotto sgombero nei giorni successivi.
Gli avvocati Laura Martinelli e Gianluca Vitale insieme agli abitanti del campo preparano in pochi giorni un ricorso contro lo sgombero voluto e gestito dal Comune di Torino e lo presentano alla CEDU, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Strasburgo).Link al Comunicato della Assemblea abitanti del campo di Lungo Stura Lazio “BASTA SGOMBERI E SPECULAZIONI NEL CAMPO ROM DI LUNGO STURA !” Torino, 15 marzo 2015, Assemblea abitanti del campo di Lungo Stura Lazio Comunicato Gattonero Gattorosso Articoli e corrispondenze audio: Maxi sgombero forzato di 200 rom Rom, ruspe, polizia e business in lungo stura Lettera al prefetto          
  • 6 marzo 2015
    Incontro pubblico “La risposta sbagliata” organizzato da Cooperativa Valdocco, Terra del Fuoco, Associazione 21 luglio e Amnesty

    LeggiL’incontro è promosso dalla cooperativa capofila del progetto “La città possibile” – cooperativa Valdocco – e da Terra del Fuoco, una delle associazioni che fanno parte della cordata del progetto. L’evento si realizza con una serie di interventi in cui non si parla né si accenna in nessun modo al progetto “La città possibile” e a come vengono spesi gli oltre 5 milioni di euro per “il superamento dei campi rom”, in particolare quello di Lungo Stura Lazio. Pochi giorni prima, il 26 febbraio 2015, le ruspe del Comune, senza alcuna notifica scritta né preavviso, erano entrate nel campo distruggendo decine di baracche che avevano rappresentato per centinaia di abitanti del campo una casa per 15 anni. Link
  • 17 marzo 2015
    Pubblicazione e diffusione del comunicato degli abitanti del campo di Lungo Stura Lazio dopo lo sgombero del 26 febbraio

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    Un passaggio del comunicato redatto Assemblea abitanti del campo di Lungo Stura Lazio le sera del 15 marzo 2015:
    [...] “Nel campo di Lungo Stura fino all'anno scorso vivevano oltre 1.000 persone. Siamo arrivati in Italia 15 anni fa e abbiamo sempre vissuto in baracche, non per scelta, ma perchè non possiamo permetterci di pagare un affitto. In Romania abbiamo sempre vissuto in case, che lo Stato garantiva a tutti durante il regime di Ceaușescu, nonostante il razzismo contro i Rom esistesse anche allora. Siamo venuti in Italia perchè dopo il 1989 la situazione economica è diventata molto difficile: hanno chiuso miniere, fabbriche e collettivizzazioni dove molti di noi lavoravano, mentre le attività che alcuni gruppi rom svolgevano da secoli non hanno trovato spazio nell'economia capitalista. Siamo diventati disoccupati e senza reddito.
    Siamo venuti in Italia per cercare lavoro e qui abbiamo visto che i Rom vivevano in campi, mentre l'accesso alle case popolari era praticamente impossibile. Il mercato degli affitti di Torino, poi, è inaccessibile per chi come noi svolge lavori sottopagati che non ci permettono nemmeno di sfamarci. Così ci siamo adattati alla situazione, che è sempre stata molto dura, perchè non eravamo abituati a vivere in baracche, senza luce né acqua. Il campo di Lungo Stura si è velocemente ingrandito perchè molte persone scappavano qui dopo che polizia e vigili le sgomberavano da altre zone. Prima che la Romania entrasse nell'Unione Europea i poliziotti venivano spesso nei campi, all'alba, per fare retate e spaccare tutto: ci prendevano, ci portavano in questura e spesso ci chiudevano nei CIE o ci mettevano direttamente sugli aerei per espellerci. [...]”
    Link al comunicato scritto con l’Assemblea degli abitanti di Lungo Stura Lazio e Gattonero Gattorosso

     

  • 18 marzo 2015
    Retata all’alba della polizia al campo di Lungo Stura

    LeggiAlmeno 100 persone vengono prelevate all’alba dalla polizia e portate in Questura. A molte di loro viene assegnato un foglio di via in previsione di alcuni rimpatri immediati. Centinaia di fogli di via vengono dati alle persone che vivono nel campo: fogli di via spesso fotocopiati perché gli stessi di altre retate. Come gli sgomberi forzati anche le retate della polizia si ripetono continuamente nel corso del progetto. Le retate all’alba, le giornate intere trascorse dentro commissariati o Questura, le minacce continue di sgombero e di allontamento, rappresentano una delle strategie essenziali di logoramento dei residenti nel campo affinché una parte delle persone decida di sparire da sola e “autosgomberarsi”, cercando altrove un’altra sistemazione. Dal famoso “superamento dei campi rom” alla loro moltiplicazione.
  • 19-20 marzo 2015
    Viene contestato all’Università degli Studi di Torino il convegno dal titolo “Per l’inclusione abitativa dei rom e sinti. Pratiche e strumenti tra ricerca e policy”

    LeggiUn convegno ad hoc sul progetto “La città possibile” - con il patrocinio dalla Città di Torino - organizzata da docenti e ricercatori/ricercatrici esperte di “rom e sinti”, su come e dove dovrebbero abitare “rom e sinti”, sulla bontà del ricco progetto torinese a targa PD “La città possibile” e sull’offerta della loro imprescindibile expertise accademica in previsione del “superamento” di altri campi. Alla conferenza viene invitata la vicesindaca Tisi - responsabile politica del progetto “La città possibile” - che all’ultimo momento non si presenta ma invia una delegata che si limiterà a leggere un testo. Una conferenza tra esperti ed esperte non rom in cui si parla del campo di Lungo Stura Lazio, dei suoi abitanti e del loro sgombero senza nessun abitante presente e/o invitat*. La conferenza viene contestata dall’assemblea antirazzista Gattonero Gattorosso e viene letto un comunicato. Link ad articoli sul convegno: Note a margine di un convegno sui rom Sulla falsa specificità della “questione rom” Video della contestazione del convegno: http://wots.eu/2015/04/28/appunti-e-disappunti-sulla-partecipazione-e-rappresentanza-dei-rom-1-di-2/" \t "_blank      
  • 19 marzo 2015
    Il ricorso legale presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che sospende temporaneamente lo sgombero di Lungo Stura Lazio viene accolto.

    LeggiÈ la prima volta che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) sospende lo sgombero di un campo rom in Italia. Gli avvocati Laura Martinelli e Gianluca Vitale insieme agli abitanti del campo riescono immediatamente dopo il mega sgombero del 26 febbraio 2015 a preparare un ricorso e a presentarlo alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Alcune delle immagini contenute in questo sito costituiscono una parte delle prove fornite alla Corte della distruzione senza alcun preavviso del campo e mostrano come a molti nuclei famigliari (con presenza di minori, di persone malate, anziane, donne in gravidanza, ecc..) viene detto solamente di andarsene, di sparire, o vengono proposte soluzioni provvisorie e ultra precarie che separano le famiglie: la sistemazione in “palestre” per qualche giorno sotto il controllo di Croce Roosa o Protezione Civile, la strada per il padre o altri componenti della famiglia. Il 19 Marzo 2015, una volta analizzato il ricorso, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ordina al Comune di Torino di fornire maggiori dettagli e informazioni sulla situazione delle famiglie che hanno presentato il ricorso, sospendendo ogni nuova operazione di sgombero forzato già previsto da istituzioni e forze dell’ordine secondo un calendario serrato che si doveva chiudere entro il 31 marzo 2015, in modo da poter concentrare tutte le forze di polizia sull’arrivo di turisti e pellegrini per l’ostensione della Sindone. In pochi giorni il Comune di Torino presentarà alla stessa Corte le necessarie garanzie di riallocazione delle persone vulnerabili, ottenendo così l'autorizzazione a procedere con il progetto e i successivi sgomberi forzati.“E' la prima volta che la corte sospende lo sgombero di un campo in Italia ed il Comune dovrà dare informazioni sulla sistemazione alternativa degli occupanti. La Corte europea per i diritti dell'uomo ha sospeso lo sgombero del campo nomadi di Lungo Stura Lazio a Torino, abitato da rom di origine romena. I giudici, accogliendo un ricorso di cinque famiglie, hanno bloccato le procedure fino al 26 marzo, ordinando al governo italiano di fornire informazioni sulla sistemazione degli occupanti.[...]” (fonte: La Repubblica, 19/3/2015) https://torino.repubblica.it/cronaca/2015/03/19/news/la_corte_europea_sospende_lo_sgombero_del_campo_nomadi_di_lungo_stura_lazio-109943616/ Al campo rom è in corso uno sgombero... https://www.redattoresociale.it/article/notiziario/cacciati_senza_alternative_l_ue_blocca_lo_sgombero_di_un_campo_rom# La CEDU e i rom... Campi rom tra sgomberi e buoni affari...
  • Maggio 2015
    Il Comune di Torino comunica che entro fine giugno il campo di Lungo Stura Lazio sarà sgomberato con la forza

  • 18 giugno 2015
    Serata informativa in quartiere: CAMPI ROM TRA SGOMBERI E BUONI AFFARI.

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    Vivere in Barriera tra baracche, militari e speculazioniUna serata informativa per la città e per il quartiere per raccontare tutto quello che era accaduto nei mesi precedenti ai danni degli abitanti di Lungo Stura Lazio, ormai in preda a continue operazioni di sgombero e alla enorme speculazione messa in atto dal progetto “La città possibile” sulla pelle della popolazione “rom”. Un progetto che non aveva mai avuto come obiettivo il “superamento dei campi” o “iniziative a favore della popolazione rom” ma che garantiva al Comune l’appoggio della forza pubblica e il monopolio nella gestione delle operazioni violente volte a distruggere il campo e a sfollare gli abitanti in altri campi della città senza alcuna alternativa abitativa.

    Link

    Corrispondenza radio

     

     

  • 29 settembre 2015
    Arresto di un ragazzo

    LeggiDurante le ultime tappe forzate dello sgombero del campo un ragazzo e la sua famiglia occupano una baracca rimasta vuota perché la loro era stata distrutta quella stessa mattina. I vigili del “nucleo nomadi” di Torino intervengono e arrestano il ragazzo che prima di essere portato via aveva chiesto qualche giorno in più agli agenti per riuscire a trovare una sistemazione alternativa. Grazie ai video girati dalle persone presenti nel campo al momento dell’arresto l’avvocato Vitale potrà mostrare in tribunale una versione ben diversa da quella raccontata dai tre agenti in aula: un’agente estrae la pistola e la punta all’altezza delle persone, il ragazzo non oppone resistenza durante l’arresto e neppure quando viene fatto entrare nell’auto della polizia per essere portato via dal campo. Dai filmati risulta evidente che nessuno del campo si è avvicinato agli agenti. Eppure nei video si può sentire la voce di un’altra agente che, chiamando rinforzi, dice “Venite ragazzi, ci stanno prendendo a calci e pugni”. Questa vicenda è stata seguita da giornali e siti di informazione proprio per la chiarezza delle immagini prodotte dai testimoni rispetto alle dichiarazioni diametralmente opposte fornite a voce dai tre agenti della municipale. Successivamente, il 25 novembre 2015, i tre agenti vengono premiati dal sindaco Fassino e dal consiglio comunale ricevendo un solenne encomio per la loro professionalità e cioé per aver arrestato un ragazzo nel campo di Lungo Stura Lazio. Video Articolo      
  • Inizio ottobre 2015
    Nel social housing di Corso Vigevano, proprietà di Giorgio Molino già indagato da marzo 2015 per le speculazioni del progetto “La città possibile”, le famiglie ricevono la notifica di sfratto

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    Nell’esperimento di housing sociale (negli appartamenti assegnati a famiglie fuoriuscite dal campo non ci sono i bagni e non c’è il gas) arrivano le prima notifiche di sfratto. Anche in queste sistemazioni “temporanee” alcuni nuclei non riescono a pagare gli affitti a Giorgio Molino e i fondi delle associazioni sono già terminati.

    Link

  • 12 ottobre 2015
    “Casa per tutti” - Prima manifestazione degli abitanti del campo di Lungo Stura Lazio per le vie del centro di Torino

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    Circa 200 abitanti del campo di Lungo Stura Lazio sotto sgombero, i nuclei sistemati nei social housing di corso Vigevano e in altre “sistemazioni temporanee” già minacciati di sfratto, oggetto delle operazioni più o meno violente del progetto “La città possibile”, danno vita ad un corteo per le strade del centro di Torino. Moltissimi sono gli interventi di uomini, donne, bambini e bambine che prendono parola nel corso della manifestazione cittadina e che raccontano davanti al Comune, alla Prefettura, alla sede della RAI cosa è loro capitato con l’operazione speculativa de “La città possibile”: raccontano come sono stati trattati negli anni da istituzioni, forze dell’ordine, associazioni e cooperative complici del progetto.
    E’ importante sottolineare che anche i “meritevoli”, coloro che seguivano le regole e rispettavano il contratto di negoziazione con le organizzazioni del progetto per “emergere dall’illegalità” firmando il famoso “patto di emersione”, non hanno mai potuto fare la residenza: la loro condizione transitoria in “case” è restata pertanto identica a quella del periodo in cui vivevano nel campo e cioé senza documenti, senza residenza, senza tessera sanitaria, senza la possibilità di avere un contratto di lavoro regolare.
    Un’operazione costata circa 5 milioni di euro, volta al “superamento dei campi nomadi” ma che nei fatti si è rivelato uno sgombero forzato senza alcuna alternativa abitativa per centinaia di persone che vivevano nella “baraccopoli” più grande d’Europa e che ha solo moltiplicato e rafforzato la logica dei campi, obbligando le persone sfollate a cercare nuove sistemazioni. Il progetto inoltre non è mai stato sottoposto ad un monitoraggio indipendente e ad oggi non è mai stato rivelato il costo dello sgombero manu militari del campo.

    Iniziativa corteo 1

    Corteo

    Comunicato Gattonero Gattorosso

    Foto del corteo del 12 ottobre 2015

    Corrispondenza radio 1

    Corrispondenza radio 2

    Video del corteo del 12 ottobre – InfoAUT Video

     

     

     

     

  • 19 ottobre 2015
    Nuovo sgombero forzato nel campo di Lungo Stura Lazio che lascia senza casa almeno 40 nuclei famigliari

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    Nuovo sgombero forzato all’alba da parte delle forze dell’ordine, senza alcun preavviso né notifica scritta, per centinaia di persone che ancora vivono nel campo rimaste fuori dal progetto “La città possibile”. Le ruspe del Comune distruggono decine di baracche che per molte persone hanno rappresentato una casa per tanti anni lasciando gli abitanti del campo per strada senza alcuna alternativa abitativa.

    Corrispondenza radio 1

    Corrispondenza radio 2

    Corrispondenza radio 3

     

     

     

     

     

     

  • 20 ottobre 2015
    Nuovo sgombero forzato nel campo di Lungo Stura Lazio e corteo spontaneo

    LeggiNuovo sgombero forzato nel campo di Lungo Stura Lazio e corteo spontaneo da Lungo Stura contro lo sgombero e occupazione dell’Ufficio Nomadi di via Bologna 55Un gruppo di abitanti di Lungo Stura Lazio, nuovamente sotto sgombero, decide di uscire dal campo e di dirigersi verso le strutture dell’ “Ufficio Nomadi” del Comune di Torino, in Via Bologna. I funzionari del Comune si barricano nei loro uffici e nessun responsabile dell’ “Ufficio Nomadi” si fa vedere o accetta di parlare con le persone presenti. L’indifferenza delle istituzioni della Città di Torino tocca uno dei suoi massimi livelli e nega qualsiasi possibilità di parola e di confornto con le persone del campo nuovamente buttate per strada senza alternativa e mai direttamente coinvolte nel progetto “La città possibile” ma trattate come oggetti. Ormai è evidente l’intenzione di ridurre tutto al silenzio e di chiudere in fretta l’intera operazione molto più simile ad un intervento di “pulizia etnica” che ad un reale interesse per le condizioni di vita di chi ha vissuto in quel campo, evidentemente “tollerato” dal Comune, per ben 15 anni. Link 1 Link 2  
  • 1 novembre 2015
    Occupazione della caserma di Via Asti Est (Caserma La Marmora in Via Asti 22, a Torino)

    Leggigià precedentemente occupata nell’aprile 2015 da “Terra del fuoco” con l’avallo del consiglio comunale Viene occupata la caserma “La Marmora”, un complesso di circa 20.000 metri quadrati vuota e inutilizzata da anni. L’edificio militare durante il fascismo fu utilizzato come centro di detenzione, tortura ed esecuzioni extragiudiziali contro centinaia di partigiani/e e antifascist* nella precollina torinese. L’occupazione della zona denominata dai nuovi occupanti “Via Asti Est” va a rompere i piani e le narrazioni prodotte dalla precendete occupazione (aprile 2015) da parte dell’associazione “Terra del fuoco”, che pochi mesi prima aveva ricevuto anche l’avallo del sindaco Fassino e del consiglio comunale. Le loro attività si concentravano fino a quel momento nel lato Ovest della caserma. La decisione di” occupare l’occupazione” di Terra del Fuoco da parte di singoli e famiglie di Lungo Stura Lazio, rimasti senza casa e senza alcuna alternativa abitativa dopo gli ultimi violenti sgomberi del campo, è quanto mai coerente con le intenzioni dei primi occupanti di “Terra del Fuoco” che fanno parte della cordata di cooperative e associazioni del progetto speculativo “La città possibile” ai danni della “popolazione rom”. Curiosamente nell’aprile del 2015 “Terra del Fuoco” era entrata nella caserma di Via Asti direttamente con delle chiavi. Nel maggio 2015 il comitato di gestione della nuova occupazione e i “leader” di “Terra del Fuoco” incontrano a Palazzo Civico il sindaco Fassino e l’assessore Passoni. Questa la dichiarazione uscita dall’incontro: “Il comitato ha illustrato al Sindaco le finalità di ordine sociale che intende promuovere all’interno dell’edificio, ponendo l’esigenza che il luogo mantenga un valore fortemente legato alla memoria di ciò che ha rappresentato e al tempo stesso sia destinato e usi legati al disagio abitativo e sociale.” Fonte Di seguito l’inizio del comunicato del 3 novembre 2015 dei nuovi occupanti di Via Asti Est: Buongiorno, siamo un gruppo di persone che fino a pochi giorni fa abitavano nella baraccopoli di Lungo Stura ed ora abitiamo in via Asti, perciò saremo i vostri nuovi vicini. Abbiamo occupato un piccolo pezzo della ex caserma “La Marmora”, che in aprile è stata occupata – promettendone un uso sociale - dall'associazione "Terra del Fuoco", una delle tante che ha partecipato al progetto “La città possibile” del Comune di Torino, con cui sono stati spesi 5 milioni di euro per sgomberare il campo di Lungo Stura. Da allora tanti di noi sono finiti in strada, mentre la caserma restava in buona parte vuota. Da oggi è abitata anche da donne, uomini e bambini che il Comune e le associazioni hanno sgomberato e sfrattato senza offrire nessuna alternativa abitativa. Abbiamo scelto questa casa perché ci sembra giusto avere un posto adeguato nella casa di chi questi anni ha guadagnato milioni di euro promettendocene una! [...] Il comunicato del 3 novembre 2015 completo Articolo 1 Articolo 2 Articolo 3 Articolo 4 Articolo 5 Articolo 6 Articolo 7 Corrispondenze radio                
  • 10 novembre 2015
    Pubblicazione e diffusione dell’ “Appello per sostenere l’occupazione di via Asti Est

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    Alcuni passaggi dall’appello pubblico:
    “In una domenica di Novembre un gruppo uomini, donne e bambini è entrato nel cortile dell’ex caserma “La Marmora” in via Asti ed ha occupato una palazzina vuota. L'ha occupata perché il posto dove abitavano non c’è più. Erano baracche lungo il fiume, in un posto senza acqua né luce, tanta immondizia e topi. Non un bel posto, ma l’unico che potessero permettersi.
    [...] Se vi alzate quando è ancora buio, vedrete le persone che abitavano quelle baracche cercare nei cassonetti qualcosa da vendere il sabato al Balon, la domenica nel mercato vicino alle ex Poste. Altri raccolgono metalli: sono l’ultimo anello di una catena di riciclo dove gli ultimi lavorano molto per il profitto di pochi. Qualche donna fa la badante nelle case.
    [...] Ancora oggi ben pochi sanno che rom e sinti facevano parte del programma di sterminio nazista, perché considerati “naturalmente” devianti. Cinquecentomila rom e sinti finirono la loro vita nelle camere a gas. In Romania almeno venticinquemila furono deportati durante il regime di Antonescu. La violenza nei loro confronti non hai è mai stata oggetto di una rielaborazione culturale collettiva.
    Le persone che oggi vivono in via Asti sono immigrate dalla Romania. Lì vivevano in case, non sono “nomadi”, ma con il passaggio ad un'economia di mercato selvaggia dopo il 1989 ed a causa della proliferazione di rigurgiti razzisti mai sopiti, sono stati/e le prime a perdere il lavoro e la possibilità di sopravvivere in una società sempre più marcata da disuguaglianze. In Italia, però, non hanno trovato un futuro migliore, ma solo “campi”, sfruttamento e razzismo.

    Il testo integrale dell'appello

     

     

     

  • 12 novembre 2015
    Sgombero di tutta la caserma di Via Asti

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    All’alba del 12 novembre 2015 la Questura di Torino sgombera ancora una volta, con un enorme dispiegamento di mezzi e di agenti, le circa 90 persone rom e non rom che si trovano all’interno della ex-caserma di Via Asti e che prima vivevano in Lungo Stura Lazio. L’operazione è particolarmente odiosa perché dettata da una logica ancora una volta di razzismo istituzionale. Solo con l’arrivo dei temibili “rom” dal campo di Lungo Stura la caserma di Via Asti, occupata sei mesi prima dai giovani di Terra del Fuoco, diviene immediatamente intollerabile. Nei giorni precedenti allo sgombero gli e le occupanti di Via Asti Est vengono costantemente cacciati fuori da bar, supercati e negozi della zona perché “rom”, vengono insultati dagli abitanti del quartiere. Alcuni vicini, residenti di fronte alla caserma, entrano nell’occupazione per imprecare contro i “rom” terrorizzati che il valore dei loro immobili e appartamenti nella precollina torinese possa scendere perché in prossimità di una occupazione di “zingari”. Altri residenti minacciano di attivare i propri legali per far causa del Comune di Torino per eventuali danni rispetto alla rendita degli immobili di loro proprietà. Ecco che Comune e Questura in pochissimi giorni organizzano uno sgombero in grande stile buttando ancora una volta per strada gli ex abitanti di Lungo Stura Lazio insieme ai democratici e bianchissimi soci di “Terra del Fuoco” fino a poco tempo prima lodati da partiti di sinistra, associazioni varie e dal consiglio comunale.

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    Video 1

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    Corrispondenza radio 1

    Corrispondenza radio 2

     

     

     

     

     

     

     

     

  • 13 novembre 2015
    Due ragazzi che facevano parte dell’occupazione di Via Asti Est vengono portati al CIE in attesa di espulsione

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    Due ragazzi che vivevano nel campo di Lungo Stura Lazio e che avevano partecipato all’occupazione della caserma di Via Asti dopo essere stati identificati vengono portati direttamente al CIE in corso Brunelleschi in attesa di espulsione

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  • 21 novembre 2015
    Occupazione della sede ASL vuota da anni di via Borgoticino 7 da parte di alcune famiglie sgomberate da Lungo Stura Lazio e da Via Asti perché “rom”

    LeggiAlcuni singoli e famiglie sgomberate dalla ex-caserma di Via Asti perché erano arrivati i “rom” in una delle zone più ricche ed esclusive della città occupano una sede dismessa dell’ASL in Via Borgoticino 7, in Barriera di Milano, zona nord della città.
  • 10 dicembre 2015
    Sgombero forzato della “Fossa” (in Lungo Stura Lazio) e dell’occupazione della ex sede ASL in via Borgoticino 7

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    Le ultime famiglie resistenti al razzismo delle istituzioni torinesi vengono buttate per strada nel corso di due sgomberi nella stessa mattina. La maggior parte delle persone senza alcuna alternativa abitativa e arbitrariamente escluse dal progetto “La città possibile” cerca rifugio e sistemazione negli altri campi di Torino nord e nel resto della città. L’insediamento “informale” di Via Germagnano nel corso del 2015 raddoppierà la sua popolazione mentre il Comune si fa vanto di aver “svuotato” quello di Lungo Stura Lazio.
    Nel corso degli ultimi anni (2016 – 2019) altri insediamenti “formali”, “informali” e “semiautorizzati” come quello di Corso Tazzoli, del ponte di Corso Vercelli, di alcuni settori di Via Germagnano e altri, saranno nuovamente oggetto di sgomberi coatti, senza preavviso, senza alcuna notifica e senza alternative abitative. Il Comune con l’appoggio della forza pubblica e dei sequestri giudiziari delle aree “abusive” – sequestri ad hoc ancora una volta serviti dalla Procura di Torino con incredibile tempismo rispetto alle operazioni calendarizzate di sgombero – provocano il nomadismo forzato di centinaia di persone sul territorio torinese, devastando in questo ingranaggio di violenza e razzismo istituzionale anche i minori - che frequentano regolarmente le scuole vicine ai “campi rom” – e costringono questa parte di popolazione povera, rom e non rom, a scappare continuamente, a spostarsi, cercando una nuova e precaria sistemazione in attesa di un nuovo sgombero.

  • 2016 - 2017
    Continuano le indagini e gli scandali che si porta dietro il progetto, ora concluso, de “La città possibile”

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    Nella primavera 2017 viene presentanto un nuovo ricorso per fermare lo sgombero di Via GermagnanoNei primi mesi del 2016 il Comune di Torino recinta con chilometri di jersey tutta l’area sgomberata di Lungo Stura Lazio per evitare nuove occupazioni dell’area. Sopra i jersey viene posta una griglia d’acciaio alta alcuni metri. Intanto tonnellate di resti delle baracche distrutte dagli sgomberi del Comune vengono inglobate dalla vegetazione del lungo Stura e nessuno “restituirà l’area alla città” come promesso a più riprese dalla vicesindaca Tisi.
    Dalla fine del 2016 il campo “informale” di Via Germagnano è sotto sgombero, campo in cui vivono centinaia di persone buttate in strada con lo sgombero forzato di Lungo Stura Lazio. Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 l’insediamento “informale” di via Germagnano raddoppia la popolazione.
    La maggior parte delle persone che trovano una sistemazione in Via Germagnano non erano mai state inserite nel progetto “La città possibile” ed non hanno mai avuto, in nessuna fase del progetto, alcuna alternativa abitativa se non autocostruirsi una nuova baracca o affittarne una vuota in un altro campo.
    Nel 2017 l’avvocato Gianluca Vitale ha fatto ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per chiedere che venga sospesa l'ordinanza di sequestro dell'area di Via Germagnano e che vengano identificate soluzioni abitative alternative. Anche in questo caso, come per Lungo Stura Lazio, era necessario un sequestro giudiziario dell’area e qui compare la puntuale inchiesta della Procura di Torino che ipotizza “inquinamento ambientale doloso per i fumi nocivi causati dai continui roghi all'interno del campo che avvelenerebbero l'aria e anche le falde acquifere.” Il PM Padalino, titolare di quell’inchiesta, è attualmente sotto inchiesta per una serie di favori ricevuti.
    “L'avvocato nel ricorso insiste sul fatto che non sono state fornite ai rom alcune alternative abitative bloccando di fatto le loro abitudini quotidiane: per alcune settimane i genitori non hanno più portato i figli a scuola "temendo che una volta rientrati al campo le loro abitazioni fossero state distrutte". (Da La Repubblica del 5 aprile 2017)

    Inchiesta su progetto 1

    Inchiesta su progetto 2

    Inchiesta sul progetto 3

    Articoli e analisi sulla storia del “campo” di Lungo Stura Lazio e sul progetto speculativo “La città possibile”

    Articolo 1

    Articolo 2

    Nuovo ricorso contro lo sgombero di Via Germagnano

    Reportage sull sgombero di Via Germagnano e altri campi nel torinese

     

    Articolo 5

     

     

     

     

     

  • 2018
    Il Comune sgombera vari campi in città, tra questi quello di Corso Tazzoli “tollerato” da almeno 13 anni a fine anno una parte di Via Germagnano “informale”

    LeggiIl 5 giugno 2018 viene sgomberato dopo 13 anni il campo di Corso Tazzoli senza un motivo reale ma dettato da logiche repressive ed elettorali. E’importante evidenziare che, rispetto alla situazione di Corso Tazzoli, il Comitato di Inidirizzo nel 2013 aveva deliberato quanto segue: “Un’evoluzione, nel senso di trasformazione in area destinata a permanenze brevi, ovvero un luogo di passaggio verso nuove collocazioni di reale integrazione nel quadro di una progettualità definita per quelle famiglie più predisposte, secondo un meccanismo diavvicendamento delle presenze, potrebbe prevedersi anche per il sito di Corso Tazzoli, indicando ad ogni modo quale condizione fondamentale la necessaria dotazione, in prossimità del sito, di servizi minimi (predisposizione di illuminazione pubblica dell’Area - anche ai fini di una maggiore sicurezza -, allestimento di servizi igienici pubblici, attivazione di alcune fontane), con relativa messa in sicurezza, consentendo anche in questo caso eventuali iniziative in auto-costruzione.” Pagina 6 della Delibera 23 aprile 2013 Ma il Comune sgombera senza motivi fondati e senza salvare le dotazioni che erano state acquistate con i fondi del Ministero degli Interni nell’ambito del progetto “La città possibile”.  Abbiamo la documentazione video di quanto si afferma, girata nel 2018 pochi giorni dopo lo sgombero. Molti minori sgomberati senza alcuna alternativa abitativa insieme alle loro famiglie frequentavano regolarmente le scuole di quartiere. Il 25 luglio 2018 viene sgomberato un piccolo campo vicino al ponte di corso Vercelli sullo Stura (periferia nord di Torino) senza alcun preavviso né notifica scritta. Gli abitanti presenti in quel momento nel campo vengono tutti identificati e denunciati dalla polizia. Tra questi vi sono molti minori di età. Le fonti di polizia e del Comune dichiarano solo 30 persone presenti al momento dello sgombero ma i residenti all’interno dell’insediamento erano sicuramente più numerosi. Il 21 novembre 2018 viene sgomberata e distrutta una parte dell’insediamento informale di Via Germagnano dove vivono molti nuclei sgomberati nel 2015 dal campo di Lungo Stura Lazio. Ancora una volta l’operazione è usata a fini di propaganda politica e la nuova sindaca di Torino decide di lanciare una diretta facebook per trasmettere le ruspe in azione. Anche questa operazione ha causato moltissima paura e tensione nelle persone che vivono attualmente in via Germagnano. Da quando c’è stato il cambio di amministrazione comunale con le ultime elezioni (2016), nel campo “informale” di Via Germagnano non si sono più presentati funzionari del Comune ma l’unica relazione con l’amministrazione comunale è avvenuta attraverso i soli agenti della polizia municipale che consegnano fogli di via, pongono sotto sequestro le baracche da distruggere, coordinano le ruspe per la loro distruzione. Chi del campo ha cercato di filmare o registrare cosa accade ne campo negli ultimi due anni, come è stato fatto durante lo sgombero forzato di Lungo Stura Lazio, ha avuto il telefono sequestrato o è stato minacciato di denuncia. Al momento è praticamente impossibile documentare cosa accade nel campo di Via Germagnano e come vengono trattate le persone che ci vivono. Sgombero dopo 13 anni del campo di Corso Tazzoli – Giugno 2018 Sgombero del campo di Corso Tazzoli Sgombero del ponte di Corso Vercelli  - Luglio 2018 Sgombero e distruzione di una parte di baracche di Via Germagnano “informale” il 21 novembre 2018 Articolo de La Repubblica Altri sgomberi
  • 2018
    Continuano scandali e polemiche intorno al progetto “La città possibile”

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    Continuano scandali e polemiche intorno al progetto “La città possibile” e le fantasiose dichiarazioni di esponenti dell’attuale giunta comunale su dove siano andati i “rom” di Torino. Non mancano episodi di violenza e tentativi di omicidio contro famiglie rom sgomberate, che vivono in aree sosta.

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  • Maggio 2018
    ttacco con molotov contro un camper nella periferia sud di Torino

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Jean venne a casa mia circa un anno dopo la distruzione definitiva del Platz, nome con cui i suoi abitanti chiamavano il campo informale di Lungo Stura Lazio. Aveva con sé una serie di schede di memoria e un hard disk dove erano contenuti tutti i filmati che aveva accumulato nel corso delle varie operazioni di polizia e di sgombero tra il 2014 e 2016.  Aveva paura di perdere qualche file e mi chiese in quell’occasione di unire tutti i nostri lavori video, compresi quelli miei e di Stella Iannitto, per realizzare insieme un “grande” film che raccontasse la verità su quel campo e sulla sua fine. Da qui nasce “La Versione di Jean”. Jean ha costruito questa memoria visuale con i filmati registrati con il suo telefono e con quelli realizzati da altri abitanti del campo dando vita a un ampio archivio di voci e immagini che restituisce una versione completamente differente da quella narrata dalle istituzioni che per anni hanno agito in quel campo e che poi lo hanno distrutto.

Abbiamo partecipato al bando “Non solo case” lanciato da CODICI e grazie alla borsa che ci è stata assegnata abbiamo potuto lavorare in modo più efficace sul materiale d’archivio e sviluppare linee di comunicazione più aperte rispetto all’idea iniziale di film documentario. Questo percorso è nato con il sostegno di CODICI e con una elaborazione condivisa di cosa avremmo potuto creare e comunicare insieme.

Il nostro obiettivo di riuscire a realizzare “La Versione di Jean” come film documentario rimane prioritario e sicuramente il lavoro contenuto in questo spazio rappresenta un’elaborazione importante e necessaria dei contenuti dell’archivio e delle diverse voci che lo compongono. La relazione con CODICI ci ha permesso di ampliare la nostra ricerca e riflessione rispetto al progetto iniziale. Il lavoro dedicato alla costruzione del sito ci ha portato nuove visioni rispetto alla realizzazione del film e rispetto alla comunicazione attorno ad alcuni temi che per noi restano centrali. Soprattutto ci ha dato la possibilità di far conoscere un’altra versione sulla storia di un luogo e dei suoi abitanti, versione che solitamente rimane inascoltata e inaccessibile rispetto a quella dominante.

“Lungo Stura Lazio era come un piccolo villaggio che si è formato in 15 anni dove sono nati i bambini e loro sapevano che quello era il loro posto, che c’erano le loro case. Erano nati in quelle condizioni e mai nessuno si è interessato alla loro situazione. Nessuno si è mai interessato neppure alle donne che vivevano lì o ai ragazzi giovani di 15-16 anni, ai ragazzini. Nessuno si è mai interessato nemmeno ai ragazzi e agli uomini che uscivano alle 3 del mattino per andare a cercare qualcosa nei bidoni. Con quello che trovavano nei bidoni si guadagnavano la vita, per esempio se trovavano le pentole in acciaio le portavano al centro di raccolta oppure trovavano altre cose che poi portavano al Balon per venderle, per mantenersi la vita.”

Jean

La versione di Jean nasce inizialmente
come progetto di film documentario

Il campo di Lungo Stura Lazio si trovava nella periferia nord di Torino. Era un rettangolo di terra limitato dal fiume Stura, due ponti ad alta densità di traffico e da una barriera di siepi e immondizia sul quarto lato, quello del campo che confinava con la strada asfaltata – Lungo Stura Lazio – percorsa ogni giorno da migliaia di veicoli. Un luogo che ha ospitato per circa 15 anni più di 2.000 persone migranti e povere che non potevano avere altro che una baracca e di cui oggi non rimane più nulla. Nel 2013 la Città di Torino fu in grado di sbloccare oltre 5 milioni di euro per un progetto chiamato “La città possibile” che avrebbe dovuto promuovere inclusione sociale per la popolazione rom e che si porta ancora dietro una scia di scandali, inchieste giudiziarie e promesse non mantenute. Oggi di quel luogo non rimane più nulla. Resta una rigogliosa vegetazione cresciuta su una montagna di macerie corrispondente ai circa 40.000 metri quadrati su cui si estendeva il campo raso al suolo dalle ruspe.

i video

SORRY! Per ragioni tecniche i video di questo sito web
al momento non sono disponibili, ma se restate in contatto con noi
nelle prossime settimane vi faremo sapere qualcosa di più!

Per lei e il bambino non vuole andare in una sistemazione provvisoria?

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 05’ : 05’’

LeggiOttobre 2015. Durante lo sgombero Jean incontra una donna con un neonato di tre mesi. La proposta delle autorità è una sistemazione provvisoria per lei e il neonato. Il padre si trovi un’altra sistemazione. Ma anche per loro due non si capisce che tipo di “sistemazione provvisoria” venga offerta, dove, per quanto tempo. Durante lo sgombero forzato, con centinaia di persone buttate fuori dalle loro baracche questo caso, dato che viene filmato da Jean e vengono poste domande puntuali al funzionario, sembra essere l’unico di una famiglia con minori all’interno del campo. La proposta è comunque di separarli.

I giorni della costruzione della chiesa pentecostale

Categoria: VIVERE AL PLATZ
Durata 01’ : 13’’

LeggiInverno 2012. Una breve sequenza fotografica dei giorni in cui fu costruita la nuova chiesa pentecostale nella baraccopoli di Lungo Stura Lazio. Prima di questa ne esisteva una più piccola. La chiesa era un luogo molto importante per la vita del campo. Fu costruita nel 2012 dagli abitanti di Lungo Stura Lazio con il contributo delle persone credenti che vivevano nel campo. I materiali nuovi, utilizzati per la costruzione, furono comprati grazie allo sforzo di persone e famiglie credenti che abitavano nel campo. Nel momento dello sgombero e della distruzione completa del campo il Comune promise inizialmente di non distruggerla e di lasciare il tempo di smontarla e ricollocarla altrove ma appena il campo venne svuotato con la forza anche la chiesa venne rasa al suolo con il resto delle baracche.

Introduzione a quel che resta del campo

Categoria: QUEL CHE RESTA DEL CAMPO
Durata 04’ : 58’’

Leggi2018. Jean cammina tra le macerie di quello che resta del “campo rom” più grande dell’Europa occidentale: la baraccopoli di Lungo Stura Lazio, periferia nord di Torino. Baraccopoli che viene sgomberata definitivamente alla fine del 2015. Un luogo abitato per 15 anni da almeno 2000 persone povere, rom e non rom, originarie della Romania.
Il Comune di Torino porta avanti la distruzione del campo e lo sgombero forzato dei suoi abitanti grazie ai fondi dell’ “Emergenza nomadi” del decreto Maroni del 2008, poi dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato.
Nel 2013 la Città di Torino pubblica un bando di gara ed un capitolato speciale d’appalto “per la gestione di iniziative a favore della popolazione rom” (n. 84/2013), per cui vengono stati stanziati 5.193.167,26 Euro.
A fronte del fondo stanziato i risultati del progetto sono ridicoli e la maggior parte degli abitanti del campo viene sgomberata senza alcuna alternativa abitativa ed è costretta a cercare una sistemazione in altre baraccopoli della città, in particolare molte persone e famiglie si rifugiano nei campi di via Germagnano e corso Tazzoli.

Il tempo di un caffé

Categoria: VIVERE AL PLATZ
Durata 00’ : 35’’

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2014. Si prende un caffé mentre i vicini di fronte finiscono di pulire la loro casa. I cani ora possono rientrare. E’ una mattina di sole e sembrano ancora lontani gli sgomberi violenti e senza preavviso o notifica del 2015 che lasceranno senza alcuna alternativa abitativa e “fuori dal progetto” centinaia di abitanti del campo di Lungo Stura Lazio. La maggior parte delle persone sgomberate cercherà una sistemazione nella baraccopoli di via Germagnano.

Sono arrivati alle 5 di mattina

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 01’ : 33’’

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2015. Un’altra testimonianza di come le istituzioni e le forze dell’ordine trattano le persone che vivono in una baraccopoli, in un campo “rom”. Sono molte le persone del campo che raccontanto le modalità di sgombero o di “controlli” nelle baracche da parte delle forze dell’ordine. Gli sgomberi continuano ad avvenire senza il rilascio previo di documenti scritti e avvisi formali ma solo prendendo le persone di sorpresa, con l’uso della forza e dispiegando sempre tantissimi agenti e funzionari che invadono il campo all’alba.

12 ottobre 2015, Torino, Manifestazione Casa per Tuttx !

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 04’ : 58’’

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Un ragazzo che vive nella baraccopoli di Lungo Stura Lazio riprende con il suo telefono le persone che il 12 ottobre 2015 escono dal campo e partecipano alla manifestazione “Casa per tuttx!” attraversando il centro di Torino.
Sono ancora numerosi gli abitanti sotto sgombero della baraccopoli di Lungo Stura mentre il progetto “La città possibile” volge al termine e le poche persone che hanno avuto per qualche tempo una casa la stanno già perdendo o hanno già ricevuto minacce di sfratto.
Un documento prezioso, pieno di volti, di messaggi, per raccontare una vita sotto sgombero, il bisogno di una casa, di un luogo dove poter esistere. Sono le ultime settimane prima della distruzione totale della baraccopoli di Lungo Stura e chi vive in città sa poco o nulla di ciò che sta accadendo a pochi km dal centro, in un luogo che esisteva da almeno 15 anni.

Distruzione di una baracca che è stata l'unica casa possibile

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 02’ : 01’’

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26 febbraio 2015. Lo sgombero più grande e violento del 2015 con enorme spiegamento di agenti e di mezzi. Le ruspe, anche queste molto numerose, entrano nel campo e distruggono centinaia di baracche. In un giorno almeno 200 persone si ritrovano di colpo senza casa. Le ruspe del Comune di Torino entrano nel campo e distruggono baracche e roulottes di centinaia di abitanti, senza dare il tempo di mettere in salvo le proprie cose e ai malati il tempo di recuperare le medicine. Chi viene sgomberato non ha alcuna alternativa abitativa se non la strada. Alcuni fuggono in altre zone della città, altri chiedono ospitalità a chi vive ancora nel campo. Tra le persone buttate in mezzo alla strada si contano 62 minori (molti dei quali a scuola in quel momento), 5 donne in stato di gravidanza, molti neonati, persone con disabilità, anziani, persone malate, persone con disagio mentale. Nel campo inoltre rimangono almeno altre 400 persone (la metà dei quali minori di età) che si trovano sotto sgombero nei giorni successivi.
Dopo quella giornata gli avvocati Laura Martinelli e Gianluca Vitale insieme agli abitanti del campo preparano in pochi giorni un ricorso contro lo sgombero e lo presentano alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il ricorso verrà accolto in pochi giorni. E’ la prima volta che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sospende lo sgombero di un campo rom in Italia.

Qui c'era la baracca della mia famiglia

Categoria: QUEL CHE RESTA DEL CAMPO
Durata 01’ : 33’’

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2018. Jean si aggira disorientato tra le macerie della baraccopoli di Lungo Stura Lazio cercando il luogo in cui c’era la sua baracca.
Il campo è stato completamente sgomberato e distrutto alla fine del 2015 con un progetto della Città di Torino di oltre 5 milioni di euro, gestito da una cordata di cooperative e associazioni. I risultati dell’intera operazione sono risibili a fronte dei fondi disponibili. Il progetto non ha mai avuto l’obiettivo di superare i “campi rom” ma solo di moltiplicarli. Lungo Stura in particolare è stato svuotato con informazioni vaghe e confuse, con promesse disattese di operatori e funzionari, con sgomberi forzati e centinaia di fogli di via per far sparire i “Rom” dalla città. Le persone però non spariscono e nel giro di pochi mesi la baraccopoli di via Germagnano, a circa 2 km da Lungo Stura, raddoppia la sua popolazione.

Vi hanno spiegato questo progetto?

Categoria: LA VERSIONE DEGLI ALTRI
Durata 00’ : 28’’

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Inizio 2015. Le famiglie nel campo di Lungo Stura Lazio sono già state classificate dagli operatori e operatrici del progetto (a partire dal gennaio 2014), in base a criteri opachi e del tutto arbitrari e differenziate tra famiglie idonee e non idonee “alla vita in alloggio”. Le comunicazioni da parte dei responsabili dell’intera operazione sono state vaghe e ambigue volte ad alimentare false promesse e a tenere buone centinaia di persone tagliate da subito fuori dal progetto ma che era necessario tenere in sospeso in attesa delle ruspe e degli sgomberi coatti dei mesi successivi a questa intervista.

Canzone finale di un battesimo

Categoria: VIVERE AL PLATZ
Durata 01’ : 20’’

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2014. Un gruppo di giovani canta alla fine di un battesimo nella chiesa del campo di culto pentecostale. La chiesa era molto importante per la vita della baraccopoli e di buona parte dei suoi abitanti. Prima di questa ne esisteva una più piccola. La nuova chiesa fu costruita nel 2012 con materiali nuovi comprati grazie allo sforzo della comunità di credenti.

Vita al Platz

Categoria: VIVERE AL PLATZ
Durata 01’ : 05’’

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Primavera 2014. È una mattina di sole e sono ancora lontani gli sgomberi violenti del 2015 che lasceranno senza alcuna alternativa abitativa e “fuori dal progetto” la maggior parte degli abitanti del campo di Lungo Stura Lazio. Il campo ha già molte zone recintate e poste sotto sequestro dalle autorità. Sono le baracche già “decostruite” dai “meritevoli” che, dopo essere stati selezionati in base a criteri arbitrari, hanno dovuto firmare i “patti di emersione” con le associazioni e le cooperative responsabili del progetto “La città possibile”. Queste persone, etichettate come “meritevoli”, potranno vivere per qualche tempo in un housing sociale o in un appartamento in affitto ad un prezzo calmierato perché integrato dai fondi del progetto. Nel giro di pochi mesi questi stessi nuclei saranno già sotto sfratto e senza più una baracca a cui tornare. Altri non riusciranno a coprire le spese di affitto crescenti dato che i prezzi sono quelli del mercato privato e i fondi del progetto che integravano parte dei costi stanno già finendo. Non era difficile immaginare che a queste condizioni sarebbe risultato impossibile per i “meritevoli” riuscire ad affrontare costi sempre più alti. Una volta persa la casa anche loro, come le persone escluse da subito dal progetto, sono costrette a cercare rifugio in un’altra baraccopoli, per esempio in via Germagnano o corso Tazzoli.

Una macchinina per giocare

Categoria: QUEL CHE RESTA DEL CAMPO
Durata 01’ : 12’’

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2018. Tra le macerie della baraccopoli di Lungo Stura Lazio distrutta dalle ruspe del Comune di Torino nel 2015 Jean ritrova una macchina con cui giocava la nipotina di un suo amico. Alcune cose sembrano non essersi mai spostate dai luoghi in cui si viveva e ci si incontrava.

A cosa serve la croce rossa? A niente

Categoria: LA VERSIONE DEGLI ALTRI
Durata 00’ : 26’’

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2014. Il progetto “La città possibile” è già iniziato. La testimonianza rende un’idea della confusione e delle informazioni vaghe e ambigue che regnano tra gli abitanti di Lungo Stura Lazio con la presenza ogni giorno nel campo di decine di operatori di istituzioni, associazioni e cooperative varie. Vengono realizzati di continuo censimenti, identificazioni e raccolte di informazioni sugli abitanti del campo per decidere chi è “meritevole” di una casa o non ancora “idoneo alla vita in alloggio”. Durante il progetto la presenza della Croce Rossa all’interno del campo diventa sempre più visibile dato che i suoi operatori vengono pagati per controllare che famiglie e persone sgomberate non occupino baracche sequestrate o cerchino di ricostruire baracche già distrutte. Eventuali tentativi di occupazione o ricostruzione vengono subito segnalati alle forze dell’ordine.
Alla Croce Rossa sono andati, oltre i 461.282,00 euro del Lotto 3, ulteriori fondi del Lotto 2. Gli abitanti della baraccopoli pensano che si tratti di personale con competenza sanitaria ma se viene richiesto qualche medicinale o consulto medico la risposta è di recarsi al pronto soccorso più vicino.
Anche se richiesti non sono mai stati rivelati i costi di gestione del progetto e non c’è mai stato un monitoraggio indipendente sul progetto.

Il divano di Begu

Categoria: VIVERE AL PLATZ
Durata 00’ : 00’’

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2018. Jean ritrova tra le macerie lasciate dallo sgombero della baraccopoli di Lungo Stura Lazio il punto esatto in cui c’era il bar di Begu, luogo in cui si riuniva con altri abitanti del campo e il divano su cui si sedeva per riposare e bere una birra.
Il campo è stato interamente distrutto alla fine del 2015 dalle ruspe del Comune di Torino, centinaia di abitanti sono stati sgomberati con la forza senza alcuna alternativa abitativa e lo spazio non è mai stato pulito e “restituito alla città” come ampiamente pubblicizzato durante il progetto “La città possibile” dall’amministrazione comunale dell’epoca.

Guardate cosa è rimasto di casa mia

Categoria: QUEL CHE RESTA DEL CAMPO
Durata 00’ : 36’’

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2016. Jean è tornato al campo sei mesi dopo lo sgombero, dopo la cacciata definitiva dei suoi abitanti. Si trovano oggetti, si ricordano momenti vissuti in quello spazio.
Con i fondi milionari del progetto “La città possibile” la maggior parte degli abitanti del campo è stata sgomberata senza alcuna alternativa abitativa ed è stata costretta a cercare una sistemazione in altri campi in particolare nella baraccopoli di via Germagnano. Dal “superamento dei campi nomadi” alla loro moltiplicazione.

Quel che resta della chiesa pentecostale

Categoria: QUEL CHE RESTA DEL CAMPO
Durata 00’ : 29’’

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2016. Jean ritorna al campo ormai completamente distrutto e trova il luogo in cui era stata costruita la chiesa di culto pentecostale. Questa chiesa era molto importante per la vita del campo e venne costruita dagli abitanti di Lungo Stura Lazio con il contributo delle persone credenti che risiedevano nel campo. Prima di questa ne esisteva già una più piccola. La nuova chiesa fu costruita nel 2012 con materiali nuovi comprati grazie allo sforzo della comunità pentecostale. Nel momento dello sgombero e della distruzione completa del campo il Comune promise inizialmente di non distruggerla e di lasciare il tempo di smontarla e ricollocarla altrove ma appena il campo venne svuotato con la forza anche la chiesa venne rasa al suolo con il resto delle baracche.

Ricostruzione del campo

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 02’ : 17″

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Ottobre 2015. Inizia con circa 70 persone la ricostruzione del campo oltre le macerie dell’ultimo sgombero forzato di fine settembre. Gli abitanti del campo puliscono una nuova zona perché sono stati lasciati senza alcuna alternativa abitativa e il futuro da lì a poco è trovarsi per strada. Jean riprende chi è rimasto senza baracca, inizia il recupero dei materiali utili alla ricostruzione.
Pochi giorni dopo il Comune manderà un’escavatrice che aprirà un solco molto profondo per impedire agli abitanti del campo di spostarsi verso quest’area, concentrando tutti nell’ultima zona che da lì a poco sarà distrutta.
L’occupazione della ex-caserma di Via Asti da parte di decine di persone e famiglie che vivevano in Lungo Stura Lazio, buttate per strada senza alcuna alternativa abitativa, sarà il tentativo di avere una casa e una risposta alla gestione violenta e militare del progetto speculativo “La città possibile” che ha prodotto solo l’ennesimo caso di nomadismo forzato.

Un po' di musica

Categoria: VIVERE AL PLATZ
Durata 00’ : 52’’

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2013. Un giorno di festa e un amico suona il violino.

Come vengono trattate le persone che vivono nei campi?

Categoria: LA VERSIONE DEGLI ALTRI
Durata 00’ : 59’’

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Primi mesi 2015. Una testimonianza su come le istituzioni trattano le persone che vivono nella baraccopoli, come si rivolgono a queste persone quando nessuno le sta registrando o filmando, come organizzazioni e associazioni hanno spiegato il progetto La città possibile e come hanno trattato gli abitanti del campo negli ultimi due anni.
Allo stesso tempo sono già in corso sgomberi forzati e di continuo vengono rilasciati centinaia fogli di via alle persone che ancora vivono in Lungo Stura Lazio. I fondi del progetto milionario “La città possibile” stanno già finendo e la maggior parte degli abitanti è stata da subito tagliata fuori dal progetto senza alcuna alternativa abitativa. Molte saranno costrette ad accettare il rimpatrio “assistito” in Romania o andranno a vivere nella baraccopoli di via Germagnano che in pochi mesi raddoppierà la sua popolazione.

Vi offro qualcosa da bere

Categoria: QUEL CHE RESTA DEL CAMPO
Durata 00’ : 52″

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2018. Nel campo di Lungo Stura Lazio, ormai sgomberato e distrutto da oltre due anni e mezzo, Jean trova una paninoteca mobile semi distrutta e si improvvisa barista. Come mai continuano ad esserci macerie e immondizia in uno spazio in cui gli “zingari” non ci sono più? Tutti i problemi non erano causati dalla loro presenza?

Chi è che porta le macerie qui ora che gli zingari sono stati mandati via?

Categoria: QUEL CHE RESTA DEL CAMPO
Durata 00’ : 36’’

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Lungo Stura Lazio, 2018. Un giro tra le macerie del campo, uno spazio mai “restituito alla città” come proclamato dal Comune dopo lo sgombero forzato di centinaia di persone che vivevano in quello spazio e buttate per strada senza alcuna alternativa abitativa.
Ora che non ci sono più i “rom”, gli “zingari”, gli “abusivi”, come mai dentro quello spazio si trovano rifiuti e macerie molto recenti? I fumi, i roghi tossici, l’immondizia, non era tutta colpa degli abitanti del campo?

Hanno più cura dei cani che degli uomini

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 01’ : 04’’

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Ottobre 2015. Jean continua a riprendere momenti dell’ennesimo sgombero forzato degli abitanti di Lungo Stura Lazio. Il campo è occupato da decine di agenti della polizia e della municipale.

Promettere case per far stare zitti tutti

Categoria: LA VERSIONE DEGLI ALTRI
Durata 00’ : 45″

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Inizio 2014. Da qualche mese il progetto “La città possibile” decide chi è meritevole di una casa in affitto e chi sarà sbattuto per strada senza alcuna alternativa abitativa. I criteri per la selezione delle famiglie “meritevoli”, “poco meritevoli” e “non meritevoli” sono stati del tutto arbitrari. Promettere case e dividere persone tra buone e cattive, tra docili e indocili, è stata una strategia essenziale all’interno di un progetto che aveva come unico scopo quello di svuotare il campo e creare il panico tra gli abitanti esclusi dal progetto attraverso sgomberi forzati e promesse mai mantenute, utili solo a far passare il tempo in vista del totale svuotamento della baraccopoli. Negli ultimi mesi del 2015 gli sgomberi manu militari sono stati numerosi e molto spesso le persone impaurite scappavano da Lungo Stura Lazio e si spostavano nella baraccopoli di via Germagnano.

Noi non siamo nati sul campo

Categoria: VIVERE AL PLATZ
Durata 00’ : 28’’

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2014. Alcuni punti fermi sulla possibilità di abitare: sull’unica scelta possibile per chi è povero di vivere in una baracca, in un “campo”, e non può accedere in nessun modo al mercato privato degli affitti. Dopo secoli di stanzialità il nomadismo non esiste. Esiste invece un nomadismo forzato che è frutto degli sgomberi continui che subiscono in particolare le persone povere, rom e non rom, che vivono in centinaia di campi e baraccopoli in Italia.

Questi ragazzi scappano perchè sono zingari

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 02’ : 34’’

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2016. Jean ritorna in Lungo Stura Lazio mesi dopo lo sgombero definitivo del campo e scherza con altri abitanti che hanno vissuto in quel campo per tanti anni. Tutti si aggirano tra le macerie cercando i resti della propria baracca, trovando oggetti tra le macerie che non sono mai state rimosse dal Comune. Jean si chiede come mai il Comune si è preoccupato per tutti gli animali che vivevano in quel campo dando loro una sistemazione da qualche parte mentre le persone e i bambini sono stati buttati in mezzo alla strada.
Lo spazio occupato dai “rom abusivi” doveva essere restituito alla città, con una nuova area verde. Tuttora è in queste condizioni, recintato e non accessibile, nulla è stato rimosso e i fondi milionari del progetto “La città possibile” sono finiti alla fine del 2015.

Il cordone di polizia blocca le vie di accesso alla baraccopoli sotto sgombero. I giornalisti restano fuori.

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 01’ : 36″

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Settembre 2015. Nel giorno dell’ennesimo sgombero forzato un cordone di polizia blocca le varie vie di accesso al campo. Intanto sulla strada asfaltata di Lungo Stura Lazio si verifica un incidente.
Jean si avvicina alla strada e in mezzo agli agenti cerca di raccontare ai giornalisti cosa sta succedendo nel campo. Ma i giornalisti restano fuori. Intanto continua il mistero sulla funzione degli operatori della croce rossa dentro e fuori il campo.

Jean spiega i metodi del Comune e della polizia municipale per mandare via le persone dal campo

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 03’ : 03″

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2016. Jean ritorna al campo di Lungo Stura Lazio e si aggira tra le baracche distrutte. Del campo e della vita delle persone che ci vivevano resta solo una distesa di macerie, arredi e oggetti della vita quotidiana. Jean ricorda quali sono stati i metodi di Comune e polizia per mandare via le persone del campo, per farle “sparire”, per creare terrore o promettere case solo ai meritevoli con il progetto “La città possibile”. Un progetto milionario che è servito a sgomberare e distruggere la baraccopoli.
La maggior parte della popolazione è rimasta senza nulla, senza baracca, senza un luogo dove poter vivere ed è stata cacciata via con la forza, costretta una volta ancora a cercare una sistemazione in un altro campo della città.

Uscite fuori dalle baracche

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 01’ : 04’’

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Ottobre 2015, gli sgomberi forzati nel campo di Lungo Stura Lazio continuano senza sosta. Jean incontra una signora anziana che spiega la sua situazione e quella dei suoi nipoti, ma non esiste alcuna alternativa abitativa per lei e per la sua famiglia.
Il progetto “La città possibile” aveva come obiettivo solamente lo svuotamento del campo e nessuna alternativa reale per la stragrande maggioranza della popolazione se non interventi continui di sgombero manu militari. Jean continua ad essere seguito e filmato mentre documenta cosa sta succedendo a persone singole e famiglie che vengono buttate fuori dalle loro baracche.

un mondo di jersey

Categoria: QUEL CHE RESTA DEL CAMPO
Durata 01’ : 31″

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2018. Nei primi mesi del 2016 il Comune di Torino recinta con chilometri di jersey tutta l’area sgomberata di Lungo Stura Lazio per evitare nuove occupazioni dell’area. Sopra i jersey viene posta anche una griglia d’acciaio alta alcuni metri. Intanto tonnellate di resti di baracche distrutte dagli sgomberi del Comune vengono inglobate dalla vegetazione del lungo Stura e nessuno “restituirà l’area alla città” come promesso a più riprese dalla giunta a guida PD.

Una signora davanti alla distruzione della sua casa.

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 03’ : 01″

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26 febbraio 2015. Lo sgombero più grande e violento del 2015 con enorme spiegamento di agenti e di mezzi. Le ruspe, anche queste molto numerose, entrano nel campo e distruggono centinaia di baracche. In un giorno almeno 300 persone si ritrovano di colpo senza casa e senza nessuna alternativa abitativa. Una signora osserva la sua baracca mentre viene distrutta da una ruspa. Per ricordare quella che è stata la sua casa per tanti anni cerca di fare un video con il telefono. Intorno a lei c’è chi gira un film sui “rom” e sul progetto “La città possibile”, chi fa foto, chi invita la signora a brindare portandole una bottiglia vuota e sporca.
Gli avvocati Laura Martinelli e Gianluca Vitale insieme agli abitanti del campo preparano in pochi giorni un ricorso contro lo sgombero e lo presentano alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il ricorso verrà accolto in pochi giorni. E’ la prima volta che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sospende lo sgombero di un campo rom in Italia.

Cercando di mettere qualcosa in salvo

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 03’ : 19’’

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26 febbraio 2015. Gli abitanti di Lungo Stura Lazio cercano di mettere in salvo qualcosa mentre le ruspe distruggono baracche e roulottes che per tanti anni sono state le loro case. Dopo questa giornata verrà presentato un ricorso contro lo sgombero alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che sarà accolto, ostacolando almeno per qualche mese le tappe forzate di distruzione del campo da parte del Comune. Tutte queste persone sgomberate si trovano senza alcuna alternativa abitativa. In questa giornata oltre a centinaia di persone lasciate per strada vengono sgomberati anche 62 minori (molti dei quali a scuola in quel momento), 5 donne in stato di gravidanza, molti neonati, persone con disabilità, anziani, persone malate, persone con disagio mentale.

Loro filmano noi e noi filmiamo loro

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 04’ : 19″

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Ottobre 2015. Jean si ferma vicino alla carrozzina di un bambino di tre mesi mentre lo sgombero va avanti e le persone vengono buttate fuori dalle loro baracche dalla polizia. Tra decine e decine di agenti che vanno avanti e indietro nessuno risponde, a nessuno interessa cosa faranno le persone che si ritrovano senza la baracca che per dieci anni è stata la loro casa. Un gruppo di agenti con videocamera segue Jean ovunque, tra le persone sgomberate, registrando ogni suo movimento. Anche i dirigenti della polizia municipale lo seguono a distanza. Chi può filmare chi? Perché chi è sgomberato o vuole dire qualcosa mentre è buttato in mezzo alla strada deve restare zitto? Perché le autorità e le forze dell’ordine possono sempre filmare i rom e l’azione contraria provoca tanto fastidio? Chi decide cosa deve essere mostrato e cosa non deve essere mostrato in momenti come questi? Perché Jean è così controllato mentre filma quello che succede intorno a lui?

Vai via!

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 02’ : 09″

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26 febbraio 2015. Un uomo ritorna di corsa al campo per lo sgombero più grande e violento del 2015. Cerca di salvare la sua stufa mentre una ruspa ha già iniziato a spaccare la sua baracca. La distruzione viene sospesa per un momento. L’uomo chiede aiuto perché non riesce a spostare la stufa da solo.
Nessuna autorità aveva avvisato con anticipo gli abitanti del campo dello sgombero forzato di quella mattina: un’operazione pianificata e a sorpresa che alla fine della giornata lascia almeno 200 persone senza casa.
Dopo quella giornata gli avvocati Laura Martinelli e Gianluca Vitale insieme agli abitanti del campo preparano in pochi giorni un ricorso contro lo sgombero e lo presentano alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il ricorso verrà accolto in pochi giorni. E’ la prima volta che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sospende lo sgombero di un campo rom in Italia.

Sull’utilizzo dei termini campo, insediamento e baraccopoli/slum

Per fare riferimento allo spazio di Lungo Stura Lazio, abitato per almeno 15 anni da circa 2000 persone, abbiamo deciso di utilizzare spesso i termini “campo”, “Platz”, “Barcaiola”, e secondariamente i termini baraccopoli o slum.

Questo perchè la costruzione del sito web è stata pensata soprattutto per le persone che hanno trovato in Lungo Stura un luogo in cui vivere per tanti anni e che ora si trovano disperse in altri campi, in altri margini o in altri paesi. Attraverso i loro filmati e le loro testimonianze abbiamo cercato di ricostruire la storia e la memoria di un luogo che veniva chiamato abitualmente dai suoi stessi abitanti “campo”, “Platz”, “Barcaiola”.

Anche la scelta dei tags per trovare facilmente il sito e gli argomenti dei video vanno in questa direzione.

Baraccopoli o slum sono sicuramente termini analitici pertinenti, se si pensa all’insediamento informale di Lungo Stura Lazio o se si fa riferimento ad altri centinaia di insediamenti presenti in Italia, istituzionalizzati o illegali, dove vivono migliaia di persone povere, rom e non rom, in condizioni estremamente difficili.

Una baraccopoli/slum ha infatti origine dall’occupazione di un terreno sul quale vengono costruite abitazioni precarie, realizzate con materiali riciclati e di recupero, che non hanno accesso alla fornitura di servizi di base, come acqua e luce, nè alla rete fognaria e spesso sono situate in aree pericolose da un punto di vista geografico e ambientale. Le baraccopoli/slum si trovano su terreni instabili, dove possono sorgere interessi ed essere pianificate trasformazioni urbane. Gli abitanti non vivono al sicuro e sono esposti sistematicamente a sgomberi, deportazioni, malattie e violenza.

“Le baraccopoli sono sempre state rifugi per una popolazione sra­dicata – migranti interni o internazionali – ma non sono né il luogo di vita “naturale” di un gruppo sociale, né una pratica culturale di un’etnia, né uno spazio riservato ai migranti, né un’area di transito di nomadi. Esse consistono soprattutto in una forma di habitat au­tocostruito e autogestito, che risponde alla necessità di avere un tetto per sopravvivere quando si è esclusi dal mercato immobiliare e le politiche pubbliche faticano ad alloggiare tutti i cittadini.” [1]

Nel mondo vivono circa due miliardi di persone in condizioni di povertà estrema all’interno di baracche autocostruite o abitazioni fatiscenti. Questi spazi si trovano dentro e non fuori dalle nostre città, spesso nelle periferie delle metropoli, e le persone che ci vivono subiscono processi di marginalizzazione sempre più estremi in termini di possibilità di sopravvivenza. Nel caso italiano la segregazione abitativa su base etnica delle popolazioni rom da parte delle istituzioni va avanti da decenni ed è all’origine di processi di nomadismo forzato e della proliferazione di campi o baraccopoli/slum.

[1] Aguilera T., Vitale T., Baraccopoli europee: le responsabilità delle politiche pubbliche, Aggiornamenti sociali, 2016, n° 2, https://spire.sciencespo.fr/hdl:/2441/43rue4cpq19cp8t9ee47pg7i9s/resources/2016-02-111-120-vitale-aguilera-baraccopoli-graphic-novel.pdf

Chi siamo

Jean Diaconescu

Ha iniziato la sua vita come pugile professionista. Dopo i vent’anni è stato rivoluzionario, autista privato e dopo camionista. Ha fatto molti altri lavori e ha un grande talento per realizzare reportage e filmati in qualsiasi contesto.

Manuela Cencetti

Fa video e montaggi. Ha vissuto per molto tempo con persone senza casa e senza terra, sfruttate e discriminate perché povere.

Stella Iannitto

È documentarista e autrice. Da anni si occupa di documentare e seguire le vicende di alcuni dei più grandi insediamenti rom della città di Torino.

Abitare i campi

Nel campo di Lungo Stura fino all’anno scorso vivevano oltre 1.000 persone.

“Siamo arrivati in Italia 15 anni fa e abbiamo sempre vissuto in baracche, non per scelta, ma perchè non possiamo permetterci di pagare un affitto. In Romania abbiamo sempre vissuto in case, che lo Stato garantiva a tutti durante il regime di Ceaușescu, nonostante il razzismo contro i Rom esistesse anche allora. Siamo venuti in Italia perchè dopo il 1989 la situazione economica è diventata molto difficile: hanno chiuso miniere, fabbriche e collettivizzazioni dove molti di noi lavoravano, mentre le attività che alcuni gruppi rom svolgevano da secoli non hanno trovato spazio nell’economia capitalista. Siamo diventati disoccupati e senza reddito.
Siamo venuti in Italia per cercare lavoro e qui abbiamo visto che i Rom vivevano in campi, mentre l’accesso alle case popolari era praticamente impossibile. Il mercato degli affitti di Torino, poi, è inaccessibile per chi come noi svolge lavori sottopagati che non ci permettono nemmeno di sfamarci. Così ci siamo adattati alla situazione, che è sempre stata molto dura, perchè non eravamo abituati a vivere in baracche, senza luce né acqua. Il campo di Lungo Stura si è velocemente ingrandito perchè molte persone scappavano qui dopo che polizia e vigili le sgomberavano da altre zone. Prima che la Romania entrasse nell’Unione Europea i poliziotti venivano spesso nei campi, all’alba, per fare retate e spaccare tutto: ci prendevano, ci portavano in questura e spesso ci chiudevano nei CIE o ci mettevano direttamente sugli aerei per espellerci. Anche dopo che siamo diventati cittadini europei la violenza della polizia è continuata, così come il razzismo e lo sfruttamento”

(Inizio dal Comunicato dell’Assemblea abitanti del campo di Lungo Stura Lazio dopo lo sgombero forzato e senza preavviso del 26 febbraio 2015)

Manuela Cencetti 2020 – Qualsiasi contenuto, errore e/o inesattezza è di mia responsabilità.

Ringraziamenti

Per questo lavoro composto da sguardi, voci e storie differenti ringraziamo tutte le persone di Lungo Stura Lazio che hanno vissuto per tanti anni in quel campo e che insieme a Jean e ad altre e altri hanno realizzato i filmati e le registrazioni audio che compongono l’archivio del progetto “La versione di Jean”.

Ringraziamo CODICI RICERCHE E INTERVENTO e in particolare Jacopo Lareno Faccini, Roberta Marzorati e Camilla Pin Montagnana per aver creduto nel nostro progetto, per il percorso costruito insieme e il loro interesse di entrare a far parte di un luogo e di una storia molto complessa di Torino, dei suoi abitanti e ancora in movimento.
https://www.codiciricerche.it/it/

Il sito è parzialmente sostenuto dalla call for research di Codici Ricerca e Intervento “Non solo case”
https://www.codiciricerche.it/it/codici404/non-solo-case/

Per le traduzioni dal romeno e romaní ringraziamo:

Jean
Geanina
Jon – Assemblea Gattonero Gattorosso
Cristina – Assemblea Gattonero Gattorosso

Per tanti tipi di aiuto, la condivisione e lo scambio di idee e di pensieri ringraziamo:

Liliana Ellena
Ambra Formenti
Enrico Mugnai
Cristina Rowinski
Gianluca Vitale
Elio Gilardi
Mirko Capozzoli
Cecilia Rubiolo

Un grazie speciale per la sensibilità, l’impegno e la realizzazione grafica e visionaria del sito “La versione di Jean” agli amici di Foehn.

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I giorni della costruzione della chiesa pentecostale

Categoria: VIVERE AL PLATZ
Durata 01’ : 13’’

Inverno 2012. Una breve sequenza fotografica dei giorni in cui fu costruita la nuova chiesa pentecostale nella baraccopoli di Lungo Stura Lazio. Prima di questa ne esisteva una più piccola. La chiesa era un luogo molto importante per la vita del campo. Fu costruita nel 2012 dagli abitanti di Lungo Stura Lazio con il contributo delle persone credenti che vivevano nel campo. I materiali nuovi, utilizzati per la costruzione, furono comprati grazie allo sforzo di persone e famiglie credenti che abitavano nel campo. Nel momento dello sgombero e della distruzione completa del campo il Comune promise inizialmente di non distruggerla e di lasciare il tempo di smontarla e ricollocarla altrove ma appena il campo venne svuotato con la forza anche la chiesa venne rasa al suolo con il resto delle baracche.
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Il tempo di un caffé

Categoria: VIVERE AL PLATZ
Durata 00’:35’’

Leggi2014. Si prende un caffé mentre i vicini di fronte finiscono di pulire la loro casa. I cani ora possono rientrare. E’ una mattina di sole e sembrano ancora lontani gli sgomberi violenti e senza preavviso o notifica del 2015 che lasceranno senza alcuna alternativa abitativa e “fuori dal progetto” centinaia di abitanti del campo di Lungo Stura Lazio. La maggior parte delle persone sgomberate cercherà una sistemazione nella baraccopoli di via Germagnano.

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Arresto di un ragazzo

Categoria: LA VERSIONE DEGLI ALTRI
Durata 02’:53’’

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settembre 2015. Durante le ultime tappe forzate dello sgombero coatto
del campo, un ragazzo e la sua famiglia assistono al sequestro della
loro una baracca. Il ragazzo cerca di chiedere a tre agenti del
“nucleo nomadi” di Torino più tempo dato che la sua famiglia non ha un
altro posto dove andare. Gli agenti lo identificano per l’ennesima
volta, lo immobilizzano e lo arrestano. Grazie ai video girati dalle
persone presenti nel campo al momento dell’arresto l’avvocato Vitale
potrà mostrare in tribunale una versione ben diversa da quella
raccontata dai tre agenti in aula: un’agente estrae la pistola e la
punta all’altezza delle persone, il ragazzo non oppone resistenza
durante l’arresto neppure quando viene fatto entrare nell’auto della
polizia per essere portato via dal campo. Dai filmati risulta evidente
che nessuno del campo si è avvicinato agli agenti.
I tre agenti dopo l’arresto si faranno refertare varie contusioni al
pronto soccorso. Questa vicenda è stata riportata da varie testate e
siti di informazione proprio per la chiarezza delle immagini prodotte
dai testimoni rispetto alle dichiarazioni diametralmente opposte
fornite dai tre agenti della municipale. Il 25 novembre 2015 i tre
agenti vengono premiati dal sindaco Fassino e dal consiglio comunale
ricevendo un solenne encomio per la loro professionalità.

Il divano di Begu

Categoria: QUEL CHE RESTA DEL CAMPO
Durata 02’:00’’

Leggi2018. Jean ritrova tra le macerie lasciate dallo sgombero della baraccopoli di Lungo Stura Lazio il punto esatto in cui c’era il bar di Begu, luogo in cui si riuniva con altri abitanti del campo e il divano su cui si sedeva per riposare e bere una birra.
Il campo è stato interamente distrutto alla fine del 2015 dalle ruspe del Comune di Torino, centinaia di abitanti sono stati sgomberati con la forza senza alcuna alternativa abitativa e lo spazio non è mai stato pulito e “restituito alla città” come ampiamente pubblicizzato durante il progetto “La città possibile” dall’amministrazione comunale dell’epoca.

moneta_poliziotto

Il cordone di polizia blocca le vie di accesso alla baraccopoli sotto sgombero. I giornalisti restano fuori.

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 01’:36’’

LeggiSettembre 2015. Nel giorno dell’ennesimo sgombero forzato un cordone di polizia blocca le varie vie di accesso al campo. Intanto sulla strada asfaltata di Lungo Stura Lazio si verifica un incidente.
Jean si avvicina alla strada e in mezzo agli agenti cerca di raccontare ai giornalisti cosa sta succedendo nel campo. Ma i giornalisti restano fuori. Intanto continua il mistero sulla funzione degli operatori della croce rossa dentro e fuori il campo.

moneta_ruspa

Cercando di mettere qualcosa in salvo

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 03’:19’’

Leggi26 febbraio 2015. Gli abitanti di Lungo Stura Lazio cercano di mettere in salvo qualcosa mentre le ruspe distruggono baracche e roulottes che per tanti anni sono state le loro case. Dopo questa giornata verrà presentato un ricorso contro lo sgombero alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che sarà accolto, ostacolando almeno per qualche mese le tappe forzate di distruzione del campo da parte del Comune. Tutte queste persone sgomberate si trovano senza alcuna alternativa abitativa. In questa giornata oltre a centinaia di persone lasciate per strada vengono sgomberati anche 62 minori (molti dei quali a scuola in quel momento), 5 donne in stato di gravidanza, molti neonati, persone con disabilità, anziani, persone malate, persone con disagio mentale.

moneta passegino

Per lei e il bambino non vuole una sistemazione provvisoria?

Categoria: NON DOVETE VIVERE PIÙ QUI
Durata 05’:05’’

Ottobre 2015. Durante lo sgombero Jean incontra una donna con un neonato di tre mesi. La proposta delle autorità è una sistemazione provvisoria per lei e il neonato. Il padre si trovi un’altra sistemazione. Ma anche per loro due non si capisce che tipo di “sistemazione provvisoria” venga offerta, dove, per quanto tempo. Durante lo sgombero forzato, con centinaia di persone buttate fuori dalle loro baracche questo caso, dato che viene filmato da Jean e vengono poste domande puntuali al funzionario, sembra essere l’unico di una famiglia con minori all’interno del campo. La proposta è comunque di separarli.